Le muffe in casa sono tra i problemi più comuni e fastidiosi, causano odori, disagi ambientali e, in alcuni casi, rischi per la salute.
Purtroppo, sono spesso oggetto di disinformazione, con falsi miti, paure infondate senza basi scientifiche e costose soluzioni “miracolose” che spesso non danno risultati.
In questo articolo, affronteremo le domande più frequenti sull’umidità e muffe in casa e nei luoghi di lavoro, fornendo risposte chiare e approfondite basate su normative europee e italiane, studi scientifici e soluzioni tecniche collaudate.
- Cosa sono le muffe, e perché si formano all’interno di edifici.
- Quali sono i rischi reali per la salute e per la struttura
- Come riconoscere i segnali di questi problemi e le cause più comuni.
- Quali sono i rimedi efficaci, dai trattamenti tradizionali alle soluzioni più innovative.
- Come difendersi da ciarlatani e informazioni fuorvianti.
Che tu sia un proprietario di casa, un professionista dell’edilizia o semplicemente curioso di saperne di più, questa guida ti fornirà gli strumenti necessari per affrontare l’umidità e muffe in casa in modo informato e consapevole.
Muffe in Casa – Domande e Risposte – FAQ – Greentech
Le muffe sono funghi microscopici che crescono in ambienti umidi e poco ventilati. Si nutrono di materiali organici come legno, carta o pittura e rilasciano spore nell’aria, che possono causare problemi di salute.
Le muffe che crescono all’interno di case e luoghi di lavoro sono pochissime rispetto alle miriadi di specie di muffe in natura. In generale non si tratta di microrganismi patogeni.
Le spore delle muffe sono invisibili e sono ovunque. Chiamiamo genericamente “muffa” le spore che trovando le condizioni adatte su una superficie crescono e “fioriscono” formando i caratteristici ciuffi pelosi o vellutati di colore variabile, dal bianco al verde scuro o nero.
Le muffe costituiscono un mondo molto vario di organismi che degradano la materia organica morta e la rendono nuovamente disponibile alle piante e piccoli animali. Sono indispensabili per gli ecosistemi e la sopravvivenza della vita sulla Terra.
Eliminare completamente le muffe quindi non solo è impossibile ma sarebbe un disastro ecologico. L’importante è che non crescano in casa e nei luoghi di lavoro.
Fonte: WHO Guidelines for Indoor Air Quality: Dampness and Mould (2009).
* Alta umidità relativa – superiore al 65%
* Temperature comprese tra 15°C e 30°C.
* Scarsa ventilazione.
* Presenza di materiali organici.
ASHRAE Standard 62.1-2019 – “Ventilation for Acceptable Indoor Air Quality”.
Secondo la norma UNI13877 si considera un’umidità superficiale del 80% per causare la formazione della muffa. Il limite del 65% di umidità ambientale è valutato considerando che sulla superficie di un “ponte termico” (clicca per saperne di più) la temperatura è più bassa, perciò l’umidità può essere parecchio più alta che nella stanza.
NOTA: Umidità e temperatura misurate al centro della stanza sono diverse dalle misure negli angoli, nelle pareti o soffitti. Vedi anche Diagnostiche strumentali per umidità e muffa.
* Le muffe in casa e nei luoghi di lavoro devono essere rimosse. Punto.
A lungo andare possono causare problemi di salute. Inalare o toccare la muffa può causare reazioni allergiche alle persone sensibili.
Le reazioni allergiche possono variare da sintomi simili al raffreddore da fieno, come sternuti, naso che cola, occhi rossi, prurito o rossore della pelle.
* Possono causare attacchi alle persone affette da asma.
* Sui soggetti immunodepressi o con altre patologie possono avere affetti avversi come insorgenza di malattie respiratorie.
* Sintomi diversi da allergie e irritazioni non vengono messi in relazione con le muffe.
* Non esiste nessuna prova scientifica che leghi le muffe che crescono in casa, al cancro o a specifiche malattie. Si tratta di bufale.
* NOTA: Le ricerche sugli effetti delle muffe sulla salute sono tuttora oggetto di studio. Non farti spaventare da chi parla “muffa tossica” o cancerogena.
Rif. EPA (Environmental Protection Agency) – “Mold and Health”.
* Mantenere l’umidità relativa attorno al 50% e la temperatura a circa 20° (in inverno).
* Operare un riscaldamento omogeneo tra le stanze e durante il giorno.
* Non lasciare la casa vuota, fredda e buia tutto il giorno e poi alzare il riscaldamento per poche ore alla sera.
Questa abitudine causa “chock termici” che formano condense. I muri si raffreddano eccessivamente e non arrivano mai ad una temperatura “normale” perché le ore di riscaldamento non sono sufficienti a riscaldarli. Il giorno dopo il ciclo si ripete: i muri prendono freddo tutto il giorno, poi vengono riscaldati eccessivamente per poche ore alla sera.
In questo modo si spreca riscaldamento senza mai riscaldare le murature.
Murature fredde sono luoghi ideali per muffe e condense.
* Ventilare regolarmente gli ambienti.
* Riparare velocemente perdite d’acqua e infiltrazioni.
* Utilizzare deumidificatori o condizionatori d’aria per diminuire il tasso di umidità.
* Correzione di ponti termici critici e utilizzo di materiali traspiranti nella pittura dei locali.
ISO 16000-16:2008 – “Indoor air – Part 16: Detection and enumeration of moulds”.
In inverno per arieggiare correttamente i locali, devi aprire bene le finestre e far girare l’aria per pochi minuti. Ripetere l’operazione più volte al giorno e ogni volta che si produce extra umidità.
Lasciare aperto per mezz’ora o più alla mattina non funziona perché si raffreddano troppo i muri e si spreca riscaldamento.
Aprire per pochi minuti facendo girare l’aria e ripetendo l’operazione durante il giorno cambia l’aria senza sprecare riscaldamento, i locali devono comunque essere riscaldati in modo omogeneo. Il sistema funziona se l’aria che entra è molto più fredda dell’aria interna.
Questo modo di arieggiare va fatto con qualsiasi tempo in inverno.
Scopri di più.
* Pulire le superfici dure (tipo piastrelle del bagno) con soluzioni a base di candeggina. Disponibili anche in gel che aderiscono al supporto.
* Rimuovere e sostituire materiali porosi gravemente infestati (es. cartongesso ammuffito, bagnato).
* Utilizzare prodotti antimuffa specifici per le murature. Per pulire muffa in un mobile basta un qualsiasi detergente adatto. Nei vestiti basta lavarli, su oggetti in pelle usare detergenti per la pelle e così via.
* Indossare sempre dispositivi di protezione usa e getta durante la pulizia.
NOTA IMPORTANTE: Il fattore principale per eliminare le muffe non è il prodotto che si utilizza ma la effettiva rimozione fisica delle muffe e dei residui, e l’individuazione e rimozione di ciò che causa la formazione di muffa in casa o luogo di lavoro.
CDC (Centers for Disease Control and Prevention) – “Mold Cleanup and Remediation”.
* Trattamenti chimici antimuffa:
Ipoclorito di sodio (candeggina): Efficace soprattutto per superfici non porose, come piastrelle e sanitari.
Perossido di idrogeno (acqua ossigenata): Meno tossico della candeggina, adatto per superfici delicate.
Ammonio quaternario: Disinfettante utilizzato in ambienti sanitari.
Cloruro di benzalconio formule varie, molto efficace e non sbiancante.
NOTA: ll prodotto utilizzato è secondario rispetto alle modalità di applicazione e di rimozione fisica delle muffe e dei supporti contaminati. In presenza di numerosi strati di pittura senza una rimozione completa dei vecchi strati non si possono raggiungere risultati validi.
* Installare sistemi di ventilazione meccanica controllata (VMC) Rimuove l’umidità in eccesso e migliora la qualità dell’aria.
Normativa: UNI 10339:1995 – “Impianti aeraulici ai fini di benessere”.
* Deumidificatori e purificatori d’aria: Riduzione dell’umidità relativa al 50% possibilmente con filtri HEPA per la rimozione delle spore.
* Utilizzare Pitture e intonaci antimuffa:
Idropitture traspiranti formulate con addittivi antimuffa.
Le pitture minerali alcaline come il grassello di calce sono naturalmente antimuffa.
Le pitture “termiche” o “anticondensa” contenenti addittivi come perline di ceramica non sempre sono efficaci e a volte peggiorano la situazione. Prima di utilizzarle conviene verificare l’umidità ambientale e lo stato dei ponti termici. Nessuna pittura può rimediare un eccesso di umidità o un ponte termico critico.
Gli intonaci estabiliture di calce idraulica sono traspiranti e antimuffa per loro natura.
Normativa: EN 13300:2002 – “Pitture e vernici per interni”.
* Biocidi: Sostanze chimiche approvate per l’uso contro funghi e muffe (es. benzalconio cloruro). Deve essere lasciato penetrare per ore nel supporto e ripetuta l’applicazione dopo la rimozione fisica delle muffe morte e residui.
* Ozono: Utilizzato per trattamenti shock, ma richiede precauzioni per la tossicità. L’ozono può anche reagire con materiali in plastica e degradarli, producendo un odore peggiore della muffa.
* Acido borico: Utilizzato come trattamento preventivo su legno e materiali porosi. I sali di boro e/o di potassio sono anche gli ingredienti di vari prodotti antimuffa per pareti reclamizzati come “non tossici” o addirittura “naturali” – hanno un’efficacia inferiore ad altri prodotti chimici.
* Ipoclorito di sodio (la famosa candeggina”) usato come disinfettante ovunque, funziona meglio su materiali non porosi.
* Materiali fotocatalitici: Rivestimenti che utilizzano la luce per decomporre le spore. Efficacia non provata.
* Intonaci e pitture termoisolanti: Riducono la condensa e migliorano l’isolamento non possono sostituire un cappotto termico e risolvere ponti termici critici.
* Pannelli in silicato di calcio – l’isolamento interno più efficace per la muffa e diminuire i ponti termici. Efficaci anche in caso di alta umidità ma l’aerazione deve comunque essere presente.
EN 15824:2017 – “Specifiche per intonaci esterni e interni”.
ANIT – comunicato: pitture-rasanti-altri-materiali-basso-spessore-isolamento-termico
I pannelli in silicato di calcio antimuffa sono materiali da costruzione altamente resistenti all’umidità e alle muffe. Sono composti da una miscela di calce, sabbia silicea e fibre rinforzanti, che conferiscono al materiale proprietà termoisolanti, traspiranti e antifungine.
Perché sono efficaci contro le muffe?
Elevata traspirabilità: Permettono all’umidità di evaporare, riducendo il rischio di condensa.
Resistenza biologica: Il pH molto alcalino inibisce la crescita di muffe e funghi.
Isolamento termico: Riduce i ponti termici, prevenendo la formazione di condensa superficiale.
Fonte: EN 13950:2014 – “Pannelli di silicato di calcio per uso in edilizia”.
Dove possono essere utilizzati?
Pareti interne di bagni, cucine e cantine.
Rivestimenti per ambienti soggetti a umidità elevata.
Sistemi di isolamento a cappotto interno.
Quali sono i vantaggi rispetto ad altri materiali?
Durata: Non si degradano in presenza di umidità.
Sicurezza: Non contengono sostanze tossiche o fibre pericolose.
Compatibilità: Possono essere utilizzati con intonaci tradizionali (anche a calca naturale) o pitture traspiranti.
EN 13950:2014: Specifiche tecniche per i pannelli in silicato di calcio.
EN 152:2011: Valutazione della resistenza biologica dei materiali da costruzione.
Cappotto interno in silicato di calcio antimuffa
Con umidità ambientale si intende la quantità d’acqua sotto forma di vapore, contenuta nell’aria. In pratica acqua in forma gassosa presente nell’aria.
La quantità di vapore presente in un volume d’aria è detta “umidità assoluta” e si esprime in grammi per metro cubo.
Ci si riferisce all’umidità come una percentuale tipo “60%” – che indica il rapporto tra la quantità di vapore effettivamente presente (umidità assoluta) e la quantità massima che l’aria potrebbe contenere a quella temperatura.
Infatti più l’aria è calda e più può contenere vapore. Ecco perché si chiama umidità relativa. Relativa alla temperatura.
Es: Un metro cubo di aria a 20° può contenere al massimo 18 grammi di vapore acqueo, se l’umidità relativa è del 50% avremo il 50% di 18 = 9 grammi per metro cubo.
L’aria contiene una certa quantità di acqua sottoforma di vapore (umidità), se viene raffeddata non riesce a contenere la stessa quantità di vapore che così condensa = passa dallo stato gassoso a liquido.
Ad esempio a 30° l’aria può contenere fino a 30 grammi di vapore acqueo per metro cubo. (Il 100% di umidità relativa). A 20° ne può contenere 17 e a 0° ne contiene circa 4. Abbassando la temperatura l’umidità in eccesso condensa.
Questo fenomeno può avvenire anche sulla superficie di un oggetto freddo. Ad esempio le goccioline d’acqua che si formano sulla bottiglia fredda tolta dal frigo che raffredda l’aria più calda con cui viene a contatto.
Il fenomeno avviene anche sulle pareti fredde, angoli, finestre, causando condensa dell’umidità ambientale.
Un punto freddo anche se non arriva a formare condensa avrà sulla superficie un tasso di umidità più elevato del resto della stanza. Se l’umidità in superficie supera il 65% c’è il rischio che si formi la muffa.
Con 80% di umidità superficiale ci sono le condizioni adatte per la formazione della muffa.
La condensa si può formare anche all’interno degli strati della muratura, in tal caso si chiama “condensa interstiziale” ed è un problema serio che deve essere evitato quando si progettano le case e i cappotti termici.
Trattamento delle muffe
È impossibile liberarsi di tutte le muffe e spore di muffa all’interno degli edifici; le spore di muffa si troveranno sempre sospese nell’aria e nella polvere.
Le spore di muffa non crescono senza umidità. La crescita delle muffe all’interno degli edifici può e deve essere prevenuta, controllando il livello di umidità ambientale interno.
Se le muffe crescono all’interno della tua casa, devi pulire la muffa e risolvere il problema dell’umidità. Se togli la muffa ma non elimini le cause dell’umidità, la muffa molto probabilmente ritornerà.
Cit: EPA (Ente protezione ambiente) Un breve discorso sulla muffa, l’umidità e casa tua.
L'”esperto” eliminatore di muffe che su facebook ti spiega con tanti gesti eloquenti che la muffa continua a tornare “perchè usi la candeggina” ti sta mentendo.
Guardacaso per farla “sparire per sempre” devi comprare il suo prodotto magico garantito e non tossico che solo per oggi è in sconto. Poi lo spruzza sul muro nero di muffa e magia diventa bianco!
Sono prodotti chimici meno efficaci della candeggina (come i sali di boro) venduti a caro prezzo!
Isolamento dell’area: Prevenire la diffusione delle spore.
Rimozione meccanica: Asportazione fisica di materiali contaminati.
Trattamento chimico: Applicazione di biocidi o ozono.
Monitoraggio post-intervento: Verifica della qualità dell’aria con campionatori di spore.
Fonte: IICRC S520 – Standard for Professional Mold Remediation.
Dipende da una serie di fattori. Prima cosa considera l’estensione del problema.
Se l’area con muffa è fino a un metro quadro nella maggior parte dei casi dovresti pulirla subito in autonomia. Ovviamente devi proteggerti e seguire le indicazioni che troverai in questa guida o in pubblicazioni sanitarie.
Tuttavia se ci sono state perdite di acqua che hanno bagnato i muri o se l’infestazione supera il metro quadro dovresti consultare le autorità sanitarie o chiamare una ditta professionista di rimozione, diagnostica o cerca perdite.
Si possono anche asciugare i muri velocemente dopo che il danno è stato riparato.
Rif. Opuscoli sulle muffe del Min. Salute Svizzero, CSC, WHO, INPS etc.
Può essere difficile mantenere liberi dalla muffa i luoghi che sono sempre umidi come il bagno.
Se c’è della muffa nella doccia o altre zone del bagno che continua a riformarsi, bisogna aumentare la ventilazione accendendo un aeratore o aprendo una finestra.
Esistono aeratori che si attivano al superamento di livelli di umidità impostati. Inoltre si dovrà pulire il bagno frequentemente e non lasciarla espendere. Questo di solito è sufficiente per impedire che si formi o mantenerla al minimo.
Si dovrebbe cercare di evitare di formare la “nebbia” in bagno accorciando i tempi di utilizzo di acqua bollente e riscaldando il bagno prima e arieggiando dopo.
Le righe o formazioni nere sulle piastrelle o sanitari di solito sono batteri e residui di saponi oltre che muffe e in ogni caso si tolgono con la candeggina normale o meglio con gel che aderisce meglio ai supporti. In alternativa per evitare l’odore della candeggina puoi usare acqua ossigenata o detergenti per bagno. Non servono prodotti “magici”.
La candeggina è una soluzione acquosa di ipoclorito di sodio. Viene usata “da sempre” per disinfettare, pulire, sbiancare.
La candeggina è efficace per pulire le muffe in casa. Rif: Libro La Scienza delle Pulizie Prof. Bressanini.
È una delle sostanze disinfettanti più efficaci anche per la muffa. L’ipoclorito di sodio viene regolarmente usato nei laboratori per sterilizzare o pulire superfici.
Chi dice che “non funziona” o che la muffa ritorna “perchè usi la candeggina” cerca solo di venderti qualcosaltro che spesso è meno efficace per rimuovere le muffe.
Una famosa formula “naturale” e “non tossica” contiene sali di boro (o potassio) che sono sostanze chimiche con aggiunta di cloro.
I “no candeggina” cercano di venderti il loro prodotto “naturale” –
Dai tempi di Paracelso è “la dose che fa il veleno” e la candeggina dipende da come viene utilizzata. Se ti proteggi va benissimo per pulire la muffa e disinfettare.
La candeggina del supermercato spesso contiene profumi o è molto diluita e quando viene stesa sui muri è poco efficace o li bagna.
La candeggina rovina i vestiti per cui diventa difficile da gestire. Non deve essere mescolata con altri prodotti.
Si formano composti pericolosi come il cloroformio se la mescoli con alcool, o i gas venefici di cloro se la mescoli con bicarbonato o aceto, o ammoniaca. Mai mescolare la candeggina con altre sostanze!
La candeggina si è fatta una pessima fama per le muffe anche perché spesso viene usata male. Una spruzzata e una passatina con una spugna e si dà la pittura.
Ripetiamo: Il “segreto” non è il prodotto usato ma la quantità di “lavoro fisico” che si investe nella rimozione delle muffe dal muro.
I biocidi vanno dati, lasciati agire molte ore, poi le muffe morte e i residui vanno rimossi fisicamente (grattare!) dal muro e il prodotto va steso di nuovo e lasciato penetrare in profondità e asciugare.
Sulle piastrelle e materiali “duri” la candeggina è un liquido insuperabile per rimuovere le muffe, specialmente le versioni con gel che aderiscono alla piastrella.
Se la muffa è poca cosa ci sono alternative meno aggressive o detergenti ecologici che inquinano meno l’ambiente.
Affermare che la candeggina non funziona o è tossica è falso, anche se esistono prodotti più efficaci o più adatti a materiali porosi. Come il benzalconio cloruro, o i sali quaternari di ammonio e altro.
Per individuare con precisione le cause della formazione di muffe in casa esistono delle norme ben precise che descrivono il protocollo di indagine.
Una di queste è la UNI EN ISO 13788:2013 Prestazione Igrotermica dei componenti e degli elementi per edilizia – temperatura superficiale interna per evitare l’umidità superficiale critica e la condensazione interstiziale – metodi di calcolo.
La norma più specifica e recente è la UNI EN ISO 6781-1:2023 Prestazione degli edifici – Rilevazione di irregolarità di calore, aria e umidità negli edifici mediante metodi a infrarossi.
In base a queste norme è necessario misurare tutti i fattori utilizzando igrometri, sensori, termocamere ed operatori certificati. Solo seguendo queste norme è possibile stabilire fino a che punto si tratta di un problema dell’involucro (della casa) o delle abitudini degli occupanti.
Molte persone fanno sopralluoghi utilizzando un collegamento si whatsapp o mandano un commerciale dotato di un mini termometro o una “termocamera” cinese collegata al telefono da puntare sul muro per poi sentenziare quello che più fa comodo. In pratica la soluzione sarà sempre la stessa = quello che vende la ditta che l’ha mandato a fare il “sopralluogo gratuito”.
Abbiamo visto case con muri letteralmente gelati etichettate da tecnici come “tutto ok, il problema è che non aprono mai le finestre” oppure il contrario: case affollate dove aprivano le finestre ogni 4 giorni e veniva data la colpa al cappotto!
Un sopralluogo eseguito correttamente può dare risposte utili alla soluzione. In caso di controversie tra inquilini proprietari, costruttori è obbligatorio eseguire diagnostiche a norma. 
Termografia che mostra infiltrazioni dalla finestra. Ad un esame superficiale si poteva credere a molte altre ipotesi per la causa della muffa e scrostamenti del muro.
La muffa da risalita non esiste. La muffa è un fungo, mentre la risalita produce sostanze minerali.
L’umidità risale dal terreno per capillarità portandosi dietro dei sali o li trova nei materiali stessi.
Col passare delle stagioni l’umidità dal muro evapora e i sali rimangono nel supporto.
Come risultato si formano efflorescenze saline di solito color bianco.
I sali cristallizzando aumentano di volume facendo scrostare gli intonaci, degradare i mattoni.
Confondere la muffa con le effloresceze saline è da incompetenti. Sono due fenomeni così diversi che non possono nemmeno esistere contemporaneamente perché la muffa non vive sui supporti salati.
Gli “esperti” che ti propongono dispositivi magici “soddisfatti o rimborsati” che eliminano in un sol colpo umidità di risalita, condensa e muffa sono dei ciarlatani.
Risolvendo la risalita migliora anche l’umidità ambientale e di conseguenza potrebbe diminuire la muffa ma si tratta di una coincidenza fortunata. Di solito per la muffa servono soluzioni che non hanno niente a che vedere con la risalita.
Questo termine è preso dall’inglese (black mold) spesso usato a sproposito per intendere “muffa tossica” o “muffa cancerogena”. I markettari americani hanno seminato il terrore della muffa nera per far soldi. Le loro case “di cartone” sono fatte principalmente di legno e cartongesso o compensato e truciolato. Materiali dove le muffe possono crescere così bene da diventare veri e propri funghi in casa alti 20 centimetri.
Hanno quegli interrati bui e umidi (dove si nasconde il serial killer nei film). Se questi ambienti si allagano o in qualche modo diventanomolto umidi (in america ci sono zone tropicali) può crescere sui cartoni (scatoloni o cartongesso) una muffa che si chiama Stachiobotrys chartarum. Il nome stesso richiama la carta infatti.
Questa muffa in condizioni ideali (per lei) può emettere micotossine e ci sono evidenze che siano tossiche (le micotossine, non la muffa).
Non esistono studi medici o scientifici esaurienti sul soggetto ma sembra che non faccia per niente bene specialmente ai bambini causando malattie polmonari.
Da qui a dire che la muffa nera è tossica o cancerogena ce ne vuole.
E così anche da noi ci sono i furbilli che cercano di spaventarti se la muffa è nera perché è “tossica”.
In realtà la maggior parte sono penicilline, lieviti e aspergillo e non sono di per sè tossiche.
Possono essere nere o verdi o bianche nere e grigie e il colore non ha niente a che vedere con la loro pericolosità.
Alcune persone specialmente immunodepressi o malati possono ammalarsi di “aspergillosi” o avere problemi ai polmoni anche se la muffa non è nera, inoltre si tratta di spore che una persona sana respira continuamente in quantità enormi senza nessun problema.
Le muffe tendono ad avere un certo volume ed essere un po’ vellutate o pelosette. le macchioline sottili potrebebro essere muffe ma molto spesso si tratta semplicemente di… sporco!
Basta un po’ di fuliggine o di polvere di pneumatici o caminetti che entra dall’esterno o fumo di sigaretta, candela e così via. Le particelle di polvere salgono con l’aria calda e trovndo delle minuscole gocce o umidità sul muro formate dalla condensa vi si appicciano.
Possono essere fenomeni quasi invisibili che accumulandosi per mesi (o anni…) si vedono! Dato che le macchioline contengono umidità e sostanze organiche diventano un terreno ideale per la muffa che quindi poi ci può crescere sopra e alla fine diventano macchie di muffa. E quindi sono “fluffy”.
Soluzione? arieggiare e riscaldare i locali metodicamente – (richiedi la nostra guida che spiega come fare).
Un soprallugo può durare due ore mentre un’ indagine diagnostica può durare 5-10 giorni e richiedere diverse uscite dei tecnici per monitorare l’ambiente ed eseguire misurazioni in condizioni diverse.
Servono igrometri e termometri ambientali, datalogger per umidità e muffa, igrometri per le murature, termocamere professionali e altri strumenti tecnologici certificati. Ciò che conta però è che devono essere usati correttamente da personale competente e onesto.
Non come quel tecnico che ha fatto una relazione in cui dava la colpa della muffa “all’inquilino che non apriva le finestre” e ha prodotto come “prova” una foto che mostrava dei muri interni a temperatura di 7 gradi!
O un altro che ha proposto una “macchina brevettata” costosissima per eliminare la “muffa da condensa” in una casa dove l’unico problema era un tubo che perdeva all’interno di un muro. Scopri di più.
Fake news e disinformazione sulle muffe
Realtà: Il colore delle muffe non ha alcuna attinenza con la loro pericolosità. Non tutte le muffe nere sono pericolose. Il termine “muffa nera” è spesso associato a Stachybotrys chartarum, che può produrre micotossine in condizioni specifiche (umidità molto elevata e materiali cellulosi come cartongesso o legno).
La semplice presenza di muffa nera non significa automaticamente che si tratti di Stachiobotris c. (abbastanza raro, si trova in cartoni bagnati in cantine molto umide, buie non ventilate), nè che sia automaticamente una muffa pericolosa solo perchè è nera.
Rischio reale: Le micotossine sono pericolose se inalate o ingerite in grandi quantità. La maggior parte delle muffe comuni (es. Cladosporium, Aspergillus) non sono tossiche, ma possono causare allergie o irritazioni.
WHO Guidelines for Indoor Air Quality: Dampness and Mould (2009): Afferma che non tutte le muffe sono tossiche e il rischio dipende dalla quantità e dal tipo di muffa.
CDC (Centers for Disease Control and Prevention): Smentisce il mito della “muffa nera” sempre tossica.
Realtà: Il colore della muffa non è un indicatore affidabile della sua pericolosità. Muffe di diversi colori (verde, bianco, nero, rosa) possono essere innocue o dannose a seconda della specie e delle condizioni ambientali.
Esempio: Il Penicillium (muffa verde-blu) è innocuo per la maggior parte delle persone, mentre alcuni ceppi di Aspergillus (muffa verde) possono causare problemi respiratori.
Fonte: EPA (Environmental Protection Agency): Sottolinea che il colore non è determinante per valutare il rischio.
Fake News: “Le capsule Petri lasciate all’aria sono un test affidabile per la muffa”
Realtà: Le capsule Petri (piastre di agar) lasciate all’aria sono un metodo amatoriale e ingannevole per testare la presenza di muffe.
Rilevano solo le spore presenti nell’aria in un momento specifico, senza distinguere tra muffe innocue e pericolose. Non quantificano la concentrazione di spore né identificano le specie di muffa. Sono influenzati da fattori esterni (es. correnti d’aria, pulizia della stanza).
Le spore delle muffe sono presenti ovunque e se vengono fatte aderire ad un terreno appositamente designato per la loro crescita e poi incubate nelle capsule petri si espanderanno anche se nella stanza non c’era alcuna muffa visibile.
Di solito questi test producono una serie notevole di colonie di vario tipo, batteriche e fungine, paradossalmente un test che dà solo un tipo di muffa come risultato potrebbe essere un indicatore di qualche situazione seria rispetto ad un test con molte muffe presenti.
AIHA (American Industrial Hygiene Association): Raccomanda test professionali, come campionamenti d’aria o analisi di superfici, condotti da laboratori accreditati.
ISO 16000-16:2008: Specifica i metodi corretti per il campionamento e l’analisi delle muffe.
Falso. Queste affermazioni le hanno inventate i “dottori della muffa” americani venditori di rimedi costosissimi.
Realtà: La presenza di muffa non significa automaticamente che l’ambiente sia pericoloso. La decisione di intervenire dipende da: La quantità di muffa. La presenza di sintomi negli occupanti (es. allergie, asma). La presenza di persone immunodepresse o deboli. La specie di muffa identificata (se il test è a norma).
IICRC S520 – Standard for Professional Mold Remediation: Fornisce linee guida per valutare i rischi e pianificare interventi.
È solo pubblicità ingannevole – Realtà: Nessun prodotto può garantire l’eliminazione permanente delle muffe senza affrontare le cause sottostanti (es. umidità, scarsa ventilazione, scarso isolamento).
I prodotti antimuffa (es. candeggina, biocidi) possono rimuovere le muffe superficiali, ma non risolvono il problema alla radice, cioè la causa. Allo stesso modo in cui una pulizia dei denti non cura le carie.
Inoltre nessun prodotto è “naturale” sono sempre molecole chimiche contenute nel liquido ad agire sulle muffe, spesso in modo meno efficace della candeggina.
EPA (Environmental Protection Agency): Raccomanda di identificare e risolvere le fonti di umidità prima di trattare le muffe.
Richiedi la guida: Come evitare Muffe e Condense con aerazione e riscaldamento corretto.


