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Come Evitare Muffe e Condensa in Casa e nei Luoghi di Lavoro

Muratura tradizionale del Monferrato realizzata con mattoni e blocchi di calcarenite locale porosa, spesso denominata impropriamente tufo.

Tufo e umidità: non tutti i “tufi” sono uguali

Il tufo è considerato uno dei materiali più difficili da risanare dall’umidità.

Articolo redatto da Greentech srl, Revisione tecnica interna su diagnosi dell’umidità, muffa, ponti termici e risanamento dei muri umidi.

Negli edifici storici o rurali si sente spesso dire: Il muro è in tufo.

Sì ma quale tufo?

In alcuni casi si tratta davvero di tufo vulcanico, formato dal consolidamento di ceneri e frammenti prodotti dalle eruzioni.

La parola “tufo” viene usata tradizionalmente per indicare anche pietre chiare, tenere e porose che, dal punto di vista geologico, sono invece calcareniti, pietre calcaree o altre rocce sedimentarie.

La distinzione non è soltanto terminologica. Rocce calcaree sono diverse da rocce ignee (vulcaniche).

Quando bisogna diagnosticare e risolvere un problema di umidità, sapere quale materiale costituisce realmente la muratura è essenziale. Porosità, capacità di assorbimento, resistenza ai sali e compatibilità con intonaci e trattamenti possono cambiare sensibilmente da una pietra all’altra.

Dire semplicemente «è tufo» non è quindi sufficiente come diagnosi.

Che cos’è il tufo vulcanico

Il vero tufo è una roccia formata dal consolidamento di materiali di origine vulcanica, come ceneri, lapilli e frammenti di pomice.

pietra di tufo vulcanico da costruzione
Pietre da costruzione in tufo vulcanico

Altre pietre chiamate (impropriamente) tufo

In molte regioni italiane il termine “tufo” non viene utilizzato in senso geologico, ma come nome edilizio o tradizionale.

Con questa parola si possono indicare pietre che presentano alcune caratteristiche visive comuni:

  • colore chiaro;
  • elevata lavorabilità;
  • struttura porosa;
  • peso relativamente ridotto;
  • possibilità di essere tagliate in blocchi regolari.

Simili nell’aspetto possono avere origine e composizione completamente differenti.

La Pietra da Cantoni del Monferrato

Un esempio significativo è la Pietra da Cantoni, impiegata storicamente negli edifici del Monferrato.

Si tratta di una pietra calcarea sedimentaria, spesso descrivibile come calcarenite bioclastica, formatasi in ambiente marino e frequentemente ricca di resti fossili di molluschi.

La sua lavorabilità ha consentito non soltanto la produzione di blocchi da costruzione, ma anche lo scavo degli infernot, ambienti sotterranei ricavati direttamente nella roccia sotto le abitazioni e le cantine del Monferrato.

Localmente questa pietra può essere definita “tufo”, ma non è un tufo vulcanico è calcare.

muro umido tufo mattoni pietra misto
Muratura mista in mattoni e pietre calcaree locali. Al centro è visibile un blocco giallastro più compatto rispetto agli elementi porosi circostanti: un esempio dell’eterogeneità che può condizionare il movimento dell’umidità nella stessa parete.

Una muratura antica può contenere pietre diverse

Gli edifici storici raramente hanno muri omogenei. Nella stessa parete possono essere presenti:

  • blocchi più o meno porosi;
  • pietre provenienti da cave o strati differenti;
  • mattoni;
  • malte di allettamento;
  • riempimenti interni;
  • riparazioni eseguite in epoche successive. (incluso cemento!)

Nella muratura del Monferrato sopra, per esempio, compaiono corsi di mattoni, pietre chiare fortemente porose e un blocco giallastro più liscio e compatto.

È evidente che i diversi elementi del muro non avranno necessariamente lo stesso assorbimento e la stessa velocità di asciugatura.

Anche l’acqua/umidità può quindi seguire percorsi differenti attraverso blocchi, giunti e riempimenti.

Il tufo è davvero immune all’umidità di risalita?

C’è chi afferma che i tufi vulcanici macroporosi sono “immuni” alla risalita. Ma sarebbe meglio dire che possono sviluppare una risalita limitata all’interno del singolo blocco, perché i pori più grandi generano una pressione capillare inferiore rispetto ai pori fini. Solo che non finisce lì.

Non significa assolutamente che una muratura in tufo sia immune all’umidità di risalita.

L’acqua umidità può muoversi attraverso:

  • malte di allettamento;
  • giunti;
  • materiali di riempimento;
  • fessure;
  • zone più fini e assorbenti della pietra;
  • collegamenti con pavimenti e terreno.

Il comportamento del muro completo può quindi essere molto diverso da quello del singolo blocco analizzato isolatamente.

La domanda corretta non è «il tufo assorbe acqua?», ma:

Quale materiale compone la muratura e attraverso quali elementi si sta muovendo l’acqua?

Perché il tufo umido viene spesso considerata irrisolvibile

Molti riferiscono di intonaci rifatti più volte e degradi che ricompaiono rapidamente nelle murature in tufo. Da qui nasce l’idea che l’umidità nel tufo sia impossibile da risolvere.

Nei muri in tufo l’acqua può seguire percorsi diversi tra blocchi, malte e riempimenti, mentre i sali possono penetrare in profondità e degradare una pietra relativamente tenera.

La situazione peggiora quando il muro viene coperto con intonaci cementizi compatti: l’evaporazione si riduce, i sali cristallizzano dietro il rivestimento e il tufo può polverizzarsi mentre l’intonaco resta apparentemente integro (per un po’.)

Le barriere chimiche possono risultare irregolari nelle murature molto assorbenti, cave o disomogenee.

Per questo il tufo viene spesso definito “irrisolvibile”, quando in realtà il problema è la combinazione tra pietra fragile, sali, percorsi d’acqua discontinui e materiali di ripristino incompatibili con il tufo.

Per le barriere a iniezione, prima di estendere il trattamento meglio fare una prova localizzata, verificando consumo e diffusione.

La componente silicatica del tufo (vulcanico) può teoricamente offrire superfici adatte alla condensazione dei silani contenuti nelle iniezioni chimiche, ma non garantisce il risultato, perché:

  • il tufo può contenere vetro vulcanico, feldspati, zeoliti, argille e altri minerali in proporzioni diverse;
  • una macroporosità molto sviluppata può consumare o disperdere grandi quantità di prodotto;
  • cavità e pori grandi possono interrompere una distribuzione uniforme;
  • acqua e sali possono impedire o alterare la penetrazione e la reazione.

Con il tufo o quando la muratura è molto porosa, cava o disomogenea e non consente di prevedere una barriera continua, è più prudente valutare un sistema non invasivo, tipo inversione di polarità, accompagnato da misure quantitative dell’umidità nel tempo. Vedi articolo.

Il cemento può trasformare un problema in un disastro

Il comune intonaco cementizio è più rigido, compatto e resistente rispetto a tufi teneri, calcareniti porose e vecchie malte di calce.

Quando viene applicato su una muratura umida può produrre tre effetti principali:

Ostacola l’evaporazione

L’acqua continua a entrare, ma incontra una superficie meno permeabile.

Può quindi spostarsi più in alto, lateralmente o verso l’altra faccia della parete. Il problema non viene eliminato: cambia posizione.

Sposta i sali dentro la pietra

Se l’acqua evapora con difficoltà dalla superficie, i sali possono cristallizzare dietro l’intonaco o all’interno dei pori.

Il rivestimento può rimanere apparentemente integro mentre la pietra sottostante si polverizza e perde coesione.

È più resistente del supporto in tufo

Quando una malta è molto più rigida della pietra, le tensioni prodotte da umidità, sali e variazioni termiche possono scaricarsi sul materiale più debole.

In una muratura tradizionale dovrebbe essere la malta a svolgere anche una funzione sacrificabile, non la pietra a degradarsi per mantenere integro l’intonaco.

Gli intonaci cementizi comuni, densi e troppo rigidi sono generalmente incompatibili con pietre porose e relativamente tenere.

Ridurre l’umidità, gestire i sali e intonacare sono cose diverse

Un altro errore frequente è considerare equivalenti interventi che svolgono funzioni diverse.

Un sistema anti-risalita dovrebbe ridurre il trasporto dell’acqua e basta.

Un intonaco antisale dovrebbe permettere l’evaporazione e accogliere parte della cristallizzazione senza danneggiare la pietra.

Un consolidante dovrebbe migliorare la coesione di un materiale friabile.

Un rivestimento termico dovrebbe correggere superfici fredde e rischio di condensa.

Nessuno di questi interventi sostituisce automaticamente gli altri. Quindi se te ne propongono uno solo come “soluzione definitiva” potrebbe essere insufficiente.

Sistemi non invasivi e intonaci a base di calce

Come abbiamo visto, nelle murature molto porose, fragili o irregolari come il tufo può essere problematico realizzare una barriera continua alla risalita mediante iniezioni.

Per questo possono essere valutati anche sistemi elettrofisici non invasivi, purché il risultato venga controllato con misure quantitative prima e dopo l’installazione.

Il trattamento dovrebbe essere accompagnato dalla rimozione degli strati cementizi incompatibili e dall’applicazione di un intonaco di calce idraulica, poroso, resistente ai sali e compatibile con la pietra.

La sola dicitura “a base di calce” non garantisce automaticamente un buon prodotto. Contano anche porosità, resistenza, permeabilità e composizione complessiva della malta.

L’intonaco dovrebbe essere sufficientemente aperto e, quando necessario, sacrificabile: deve potersi degradare e sostituire prima che il danno si trasferisca al blocco lapideo.

Perché il cemento può aggravare il degrado

Nelle murature storiche in tufo vulcanico, calcarenite o altre pietre porose, uno degli errori più frequenti è l’applicazione indiscriminata di intonaci e rasature cementizie dense e rigide.

Negli edifici storici, le malte di calce sono consigliate perché più deformabili e più porose rispetto ai comuni impasti cementizi moderni, permettendo alla muratura di rilasciare più facilmente parte dell’umidità. Anche gli enti che si occupano di conservazione sottolineano la necessità di utilizzare malte con caratteristiche simili e compatibili con quelle originarie.

Il rivestimento può spostare la zona di cristallizzazione

Quando l’evaporazione superficiale viene ostacolata, i sali possono cristallizzare dietro l’intonaco o all’interno della pietra.

In questo caso il rivestimento può apparire ancora compatto mentre il supporto sottostante si sta disgregando.

Al momento del distacco si possono trovare:

  • pietra polverizzata;
  • giunti erosi;
  • accumuli salini;
  • superfici friabili;
  • vuoti tra intonaco e muratura.

Perché anche un intonaco “deumidificante” può fallire

Un intonaco macroporoso o definito commercialmente “deumidificante” non elimina automaticamente la causa dell’umidità. Prima di tutto perché non è vero che un intonaco “deumidifica”.

La sua funzione principale può essere quella di:

  • favorire l’evaporazione;
  • accogliere temporaneamente i sali nei pori;
  • ridurre la comparsa immediata di efflorescenze;
  • proteggere la finitura superficiale.

Se la sorgente d’acqua rimane attiva, anche l’intonaco migliore può saturarsi o degradarsi.

Errori frequenti nell’applicazione

Un intonaco deumidificante (o meglio risanante) può fallire quando:

  • non viene fermata la risalita o l’infiltrazione d’acqua;
  • viene applicato senza rimuovere correttamente gli strati incompatibili;
  • il supporto contiene quantità elevate di sali;
  • il terreno esterno è più alto del pavimento interno;
  • manca un’efficace gestione delle acque meteoriche;
  • viene coperto con pitture poco permeabili;
  • non viene rispettato lo spessore previsto;
  • viene applicato solo sulla zona visibilmente danneggiata;
  • non viene considerata la struttura interna del muro.

L’intonaco è solo una parte del sistema di risanamento, non la diagnosi e non sempre la soluzione principale.

Non tutta l’umidità alla base del muro è risalita capillare

Un’altra ragione per cui i muri in “tufo” vengono considerati difficili è che spesso ogni degrado nella parte bassa viene attribuito automaticamente all’umidità risalita.

In realtà possono essere presenti anche:infiltrazioni laterali da terreno; perdite di tubazioni; acqua piovana; pluviali difettosi; marciapiedi con pendenza errata; terreno esterno troppo alto; condensa superficiale; condensa interstiziale; scarsa ventilazione; evaporazione proveniente da pavimenti o vespai; vecchie contaminazioni saline.

In molti edifici agiscono contemporaneamente più cause e gli effetti visibili “ad occhio” sono praticamente uguali per cui vengono chiamati “risalita” in modo superficiale.

Un intervento contro la risalita può quindi fallire non perché la tecnologia scelta sia inefficace, ma perché una parte dell’acqua arriva da un’altra direzione.

Una muratura in tufo può essere risanata?

Sì, ma non con una soluzione standard valida per tutti gli edifici.

Il risanamento può richiedere una combinazione di interventi.

La difficoltà non dipende necessariamente dal fatto che il muro sia “in tufo”.

Dipende dal materiale reale, dalla struttura della muratura, dalla quantità d’acqua, dai sali e dagli interventi già eseguiti.

Conclusione

In Italia il termine “tufo” viene utilizzato per indicare materiali molto differenti.

A volte si tratta realmente di tufo vulcanico. In altri casi si tratta di calcareniti o pietre calcaree sedimentarie che condividono soltanto alcune caratteristiche esteriori, come colore chiaro, porosità e facilità di lavorazione.

Per affrontare correttamente un problema di muri umidi occorre superare la denominazione tradizionale e identificare il tipo di pietra e il tipo di umidità che affligge la muratura.

La regola fondamentale è semplice:

“Tufo” può essere un nome tradizionale, ma non è una diagnosi. Prima di scegliere il trattamento bisogna capire quale pietra costituisce realmente il muro e come si muove l’acqua al suo interno.

Greentech srl – Diagnosi e risoluzione dell’umidità negli edifici


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