In breve – Cosa sono i sali e perché sono un problema
- I sali solubili (come nitrati, cloruri, solfati) sono presenti nel terreno o nei materiali da costruzione.
- L’umidità li trasporta in superficie per capillarità, dove cristallizzano ed esercitano pressione nei pori dei materiali.
- Provocano distacchi, efflorescenze, sgretolamento di intonaci e murature.
- Rimuoverli richiede diagnosi, tecniche di estrazione e intonaci compatibili.
I sali solubili rappresentano una delle cause principali del degrado delle murature, soprattutto in edifici storici, cantine umide o costruzioni soggette a risalita capillare.
Non solo provocano antiestetiche efflorescenze, ma compromettono l’intonaco, disgregano la malta e accelerano la deperibilità dei materiali.
In questo articolo spiegheremo cosa sono i sali nelle murature, come si riconoscono e si analizzano, le tecniche più utilizzate per rimuoverli, inclusi metodi naturali e tecnologie innovative, e come proteggere i muri con intonaci resistenti ai sali.

Indice
- In breve – Cosa sono i sali e perché sono un problema
- 1. Cosa sono i sali nelle murature
- Perché i sali nei muri sono un problema così serio?
- 2. Tipologie più comuni: nitrati, cloruri, solfati
- Principali categorie riscontrabili in edifici umidi o danneggiati:
- 3. Da dove arrivano i sali e perché si accumulano nei muri
- 4. Come si riconoscono: efflorescenze, danni visibili e test rapidi
- 5. Tecniche di analisi: test qualitativi e analisi di laboratorio
- 6. Metodi di estrazione dei sali: impacchi, liquidi, paste bio
- Pasta Cocoon anti sali: perché è definita “bio”?
- Composizione e caratteristiche principali:
- Quanto è efficace l’estrazione dei sali dalle murature?
- Approfondimento: Come funzionano i prodotti antisale?
- Quando funzionano davvero gli anti sale?
- Tecnologie innovative per la soluzione dell’umidità di risalita e dei sali
- 7. Intonaci resistenti ai sali: composizione e applicazioni
- 8. Strumenti di misura e monitoraggio dei sali nelle murature
- 9: Fase di preparazione al risanamento
- Consigli pratici per chi ha problemi di sali nelle murature
- Cosa dice la ricerca scientifica sui sali nelle murature
- FAQ- Domande frequenti su sali nelle murature
1. Cosa sono i sali nelle murature
I sali solubili sono composti chimici presenti all’interno dei materiali da costruzione o trasportati dall’acqua all’interno delle murature.
Quando l’acqua risale per capillarità o penetra attraverso infiltrazioni, trascina con sé sali disciolti dal terreno, dalle malte, dai cementi o da fonti esterne (concimi, acque reflue, inquinamento).
Una volta raggiunta la superficie del muro, l’acqua evapora ma i sali rimangono. Si accumulano nei pori del materiale o cristallizzano in superficie sotto forma di efflorescenze bianche.
Questo processo è tutt’altro che innocuo: la cristallizzazione dei sali genera pressioni interne molto elevate, capaci di fratturare l’intonaco, polverizzare la malta o causare il distacco della pittura.
Perché i sali nei muri sono un problema così serio?
- Degradano i materiali: Quando l’umidità evapora da un muro i sali contenuti cristallizzano. La pressione di cristallizzazione può superare i 300 bar. una forza che rompe intonaci, pitture e e perfino i materiali come mattoni.
- Favoriscono il degrado igroscopico: anche in assenza di acqua liquida, i sali attirano umidità dall’aria (soprattutto se l’umidità relativa supera il 75%).
- Aumentano la conducibilità elettrica dei materiali, falsando le misure strumentali. (Non fidarsi di un igrometro per quantificare l’umidità nel muro.)
- Favoriscono la formazione di muffe, non dove affiorano i sali ma in altre zone, creando condizioni di umidità persistente superficiale.
- Peggiorano l’isolamento termico e compromettono la traspirabilità delle murature. La presenza di umidità e di sali nei pori dei materiali li rende incapaci di isolare.
I sali sono tra i principali nemici invisibili dell’edilizia tradizionale, in particolare nei contesti storici dove la muratura è più porosa e priva di barriere orizzontali impermeabili.
2. Tipologie più comuni: nitrati, cloruri, solfati

Non tutti i sali presenti nelle murature hanno lo stesso comportamento o la stessa origine. Conoscere la tipologia di sale coinvolto è fondamentale per scegliere il metodo di intervento più adatto, perché alcuni reagiscono con specifici trattamenti, altri sono più mobili o più igroscopici.
Principali categorie riscontrabili in edifici umidi o danneggiati:
Nitrati (NO₃⁻)
- Origine: acque reflue, letami, compost, fertilizzanti agricoli, scarichi fognari, deiezioni animali, colaticci agricoli. Tipici in edifici rurali o urbanizzati senza rete fognaria adeguata.
- Caratteristiche: molto solubili e altamente igroscopici. Assorbono umidità anche da aria con UR > 60-70%.
- Effetti: mantengono le pareti bagnate in superficie anche in ambienti teoricamente asciutti. Favoriscono muffe e sfaldamento degli intonaci.
- Aspetto: chiazze umide persistenti (per effetto igroscopico).
- Tipici in: vecchie stalle, edifici rurali, cimiteri, o in costruzioni medievali senza rete fognaria.
Cloruri (Cl⁻)
- Origine: acqua marina, inquinamento urbano, cementi e materiali da costruzione, oppure provenienti da sale stradale invernale.
- Caratteristiche: solubilità elevata, penetrano in profondità nei materiali e possono causare corrosione delle armature metalliche (nei calcestruzzi).
- Effetti: oltre al degrado fisico, sono un problema critico in edifici in cemento armato vicino al mare o in zone salate. Provocano espansione interna e danni meccanici severi.
- Aspetto: chiazze umide localizzate, spesso confuse con macchie d’umidità generica.
- Tipici in: ambienti come macellerie, locali di stagionatura del formaggio,
- Pericolosi nei calcestruzzi armati (corrosione) e nei muri in pietra porosa.
Solfati (SO₄²⁻)
- Origine: gesso, cemento Portland, acque industriali, piogge acide, suoli ricchi di zolfo.
- Caratteristiche: formano composti secondari con la calce (es. ettringite) causando espansioni interne e fratture.
- Effetti: forte disgregazione meccanica di intonaci e malte. Quando combinati con l’umidità provocano danni irreversibili. Provocano espansione interna e danni meccanici severi.
- Aspetto: efflorescenze bianche, secche, a volte saponose.
- Tipici in: edifici antichi costruiti con malte di gesso, anidrite o pietre naturali. Spesso in contatto con terreni gessosi o zone ad alta falda.
Carbonati (CO₃²⁻)
- Origine: processi di carbonatazione naturale, acque dure, reazione tra calce e CO₂ atmosferica.
- Caratteristiche: meno solubili, ma possono contribuire alla formazione di croste o alla riduzione della porosità dei materiali.
- Effetti: meno aggressivi, ma possono ostacolare la traspirazione e alterare le superfici esterne.
🔸 Altri sali meno comuni
- Fosfati, ammoniaca, silicati, ecc.: più rari, ma possibili in casi di contaminazione ambientale, attività zootecniche o industriali.
Riconoscere il tipo di sale è fondamentale
Ogni sale ha una propria “firma” chimico-fisica. Non ha senso trattare i sali senza sapere quali siano. Un trattamento efficace per i solfati può essere inutile o dannoso per i nitrati, e viceversa.
3. Da dove arrivano i sali e perché si accumulano nei muri
I sali non nascono “spontaneamente” all’interno dei muri: vengono trasportati, perlopiù, dall’acqua. La loro presenza è quindi sintomo di un problema più profondo, quasi sempre legato all’umidità.
Le principali fonti di sali nelle murature sono:
Dal terreno (risalita capillare)
È la causa più comune, soprattutto in edifici storici o privi di barriera impermeabile.
- Il terreno contiene sali minerali di varia natura (cloruri, nitrati, solfati) disciolti nell’umidità.
- L’acqua risale per capillarità attraverso le fondazioni e i materiali porosi.
- Quando evapora, lascia i sali nei pori del muro.
Questo fenomeno è continuo e cumulativo: più l’acqua sale, più sali si depositano. Se il tasso di evaporazione è alto, i sali si cristallizzano in superficie (efflorescenze); se è basso, si accumulano in profondità (sub-efflorescenze), creando pressioni interne.
Da infiltrazioni o perdite
- Perdite da impianti idrici, scarichi o pluviali possono trasportare nitrati, solfati e cloruri.
- L’acqua “nuova” porta sali che si sommano a quelli già presenti.
- Anche infiltrazioni dall’alto o dai balconi possono creare questi accumuli nel tempo.
Dai materiali da costruzione stessi:
Molti materiali contengono sali già incorporati:
- Cementi e malte industriali → solfati e cloruri
- Gessi e cartongessi → solfati
- Malte di calce mal stagionate → carbonati
- Additivi chimici → sali residui
In particolare, nei risanamenti eseguiti male, nuovi intonaci o massetti possono introdurre sali in una muratura già satura. Anche le pitture. Tutto ciò che apporta acqua sulla muratura può sciogliere i sali presenti e farli riaffiorare.
Da fonti esterne o ambientali
- Inquinamento atmosferico (piogge acide → solfati)
- Sale marino o da strade innevate (cloruri)
- Scarichi agricoli o zootecnici (nitrati e ammoniaca)
- Compost e giardini adiacenti → nitrati
Sali causati da infiltrazione di umidità
Le efflorescenze saline si verificano solo quando l’umidità si è infiltrata nella muratura. Ciò avviene in caso di:
- 1 Misure di protezione insufficienti nella zona dello zoccolo
- 2 Umidità ascendente proveniente dal terreno (una delle cause principali)
- 3 Impermeabilizzazione della muratura inesistente
- 4 Acqua di falda o da infiltrazioni
- 5 Raccordi permeabili delle tubazioni passanti
- 6 Condotte d’acqua difettose (per es. perdite da riscaldamento a muro o a pavimento)
- 7 Allagamenti dei locali (dopo l’allagamento l’umidità risala sui muri dai massettti con i sali)
- 8 Canalizzazioni permeabili
- 9 Materie fecali per concimazione provenienti dall’agricoltura
Perché si accumulano i sali nei muri?
I sali non evaporano. Quando l’acqua migra attraverso il muro e si asciuga in superficie, i sali restano imprigionati nei pori del materiale. Con il tempo si accumulano e possono ricristallizzare in cicli successivi, provocando:
- Efflorescenze bianche visibili
- Distacco di intonaci
- Polverizzazione della superficie muraria
4. Come si riconoscono: efflorescenze, danni visibili e test rapidi
Individuare la presenza di sali in un muro è un passaggio fondamentale prima di ogni intervento di risanamento. In molti casi i segnali sono visibili a occhio nudo, ma per una diagnosi precisa è necessario abbinare osservazione visiva e test specifici.
Segni visibili: come appaiono i sali?
- Efflorescenze bianche superficiali
- Aspetto polveroso, bianco, simile a zucchero o gesso.
- Si presenta su intonaci, mattoni a vista, fughe o pietre.
- Facilmente asportabili con un dito o una spazzola.
- Tipico segno di evaporazione superficiale: i sali si depositano quando l’acqua esce dal muro.
- Distacchi e rigonfiamenti dell’intonaco
- Se l’evaporazione è rallentata, i sali cristallizzano all’interno del muro (sub-efflorescenze).
- Si generano pressioni che fanno gonfiare o crepare l’intonaco.
- Sfarinamento e polverizzazione delle superfici
- L’intonaco si sgretola al tatto.
- Il muro sembra “sabbioso” o si disgrega facilmente.
- Può essere confuso con muffa o danno da umidità, ma è causato dai sali.
- Zone umide persistenti nonostante la ventilazione
- Causate da sali igroscopici (es. nitrati) che attirano vapore acqueo dall’aria.
- Anche in assenza di infiltrazioni evidenti.
Test rapidi in sito: come verificarli
- Test con acqua distillata (qualitativo)
- Si raschia una piccola quantità di polvere dal muro e la si scioglie in acqua distillata.
- Dopo l’evaporazione dell’acqua, la presenza di residui cristallini indica sali solubili.
- Conducibilità elettrica
- Si misura la conducibilità del liquido ottenuto (soluzione satura di campione).
- Più alta è la conducibilità, più sali ci sono.
- È un test economico e veloce, ma non distingue i tipi di sali.
- Strisce reattive o kit colorimetrici (nitrati, cloruri)
- Economici e facili da usare.
- Cambiano colore in presenza di specifici ioni.
- Utili per avere un’indicazione preliminare prima di analisi di laboratorio.
- pH test
- Un muro con sali attivi può mostrare un pH più acido o più basico del normale, a seconda dei composti presenti.
- Il pH da solo non è sufficiente, ma può aiutare a confermare altre osservazioni.
Quando fare un’analisi di laboratorio? Se i sali sono molto estesi, il danno è avanzato, o si deve progettare un intervento duraturo, è indispensabile un’analisi chimica dettagliata.

5. Tecniche di analisi: test qualitativi e analisi di laboratorio
Capire quali sali sono presenti e in quale concentrazione è essenziale per pianificare un intervento di risanamento efficace e duraturo.
Alcuni trattamenti funzionano solo su certi tipi di sali; altri possono risultare inefficaci o addirittura peggiorare la situazione se applicati a casaccio.
Le analisi si dividono in test qualitativi (veloci, indicativi) e analisi quantitative di laboratorio (precise e professionali).
Test qualitativi in sito
Utili per un primo screening della situazione, a basso costo. Non danno valori precisi ma aiutano a orientare l’analisi.
Kit colorimetrici portatili
- Reagiscono con specifici sali (nitrati, cloruri, solfati) cambiando colore.
- Vengono usati direttamente su campioni prelevati o su estratti in acqua distillata.
- Rapidi, economici, ma con precisione limitata (soprattutto su superfici miste o sporche).
Test con strisce reattive
- Semplici da usare: si immergono in una soluzione preparata con acqua distillata e campione.
- Possono rilevare sali in range semi-quantitativi.
- Alcuni modelli professionali consentono la lettura digitale del valore.
Misura della conducibilità elettrica
- Si prepara una sospensione con polvere prelevata e acqua distillata, poi si misura la conducibilità.
- È proporzionale alla concentrazione totale di sali (non distingue tra tipi).
- Buon indicatore della quantità complessiva di sali mobili.
Analisi di laboratorio
Per diagnosi accurate e interventi professionali. Richiedono prelievo, conservazione corretta dei campioni e invio a laboratori certificati.
Preparazione del campione
- Prelievo da più profondità (superficiale, intermedia, profonda).
- Campioni asciutti e rappresentativi (almeno 30-50 g per campione).
- Conservazione in contenitori ermetici e neutri (vetro o plastica sigillata).
Tecniche principali:
- Ion Cromatografia (IC)
- Metodo standard per la determinazione precisa di cloruri, nitrati, solfati, ecc.
- Altamente affidabile e sensibile.
- Spettrofotometria UV/Vis
- Utilizzata per nitrati e nitriti.
- Tecnica rapida ed economica.
- Titolazione volumetrica
- Metodo classico per cloruri (titolazione argentometrica).
- Richiede personale esperto.
- Gravimetria (metodo UNI 11085)
- Per determinare il contenuto salino totale tramite estrazione ed evaporazione.
- Utilizzata per perizie tecniche e studi conservativi.
- Gravimetria per i sali solubili totali (meno nota, ma usata)
- Alcuni laboratori applicano una variante del metodo gravimetrico per misurare l’umdità per stimare i sali totali:
- Estrazione: il campione polverizzato viene messo in acqua distillata per estrarre i sali solubili.
- Filtrazione: si separano i residui solidi insolubili.
- Essiccazione: l’acqua con i sali disciolti viene evaporata in crogiolo o capsula.
- Pesata: si misura il residuo secco rimasto, che corrisponde al contenuto salino totale estraibile in acqua.
- Questo valore è espresso in mg/kg o % peso/peso e dà un’indicazione della quantità di sali solubili nel materiale.
- Non dice quali sali ci sono (nitrati, cloruri…), ma quanto sale c’è in totale.
Quando conviene farle?
- In presenza di danni estesi e ricorrenti
- Prima di rifare un intonaco o intervenire con tecniche di risanamento
- Se si vuole monitorare l’efficacia di un trattamento salino
- In edifici storici o vincolati, dove è richiesto un approccio conservativo documentato
6. Metodi di estrazione dei sali: impacchi, liquidi, paste bio

Una volta individuati e analizzati i sali, il passo successivo è la rimozione, o meglio la riduzione della loro concentrazione nella muratura.
Non esiste un sistema che li elimini completamente in modo definitivo, ma si possono adottare tecniche che ne riducono la presenza attiva, migliorando l’igiene muraria e aumentando la durabilità degli intonaci.
A. Impacchi assorbenti (metodo tradizionale)
Tra i metodi più diffusi e semplici, gli impacchi sfruttano la migrazione per osmosi: l’acqua contenuta nell’impacco richiama i sali presenti nella muratura, che migrano verso l’impacco e vi restano intrappolati.
Materiali impiegati:
- Argilla pura o bentonite
- Talvolta con aggiunta di cellulosa, sabbia di quarzo o sepiolite
- Supporti di garza o carta da impacco
Modalità d’uso:
- Si applica uno strato uniforme e ben aderente sul muro (spessore 1–2 cm)
- Si lascia agire 24–72 ore (dipende dall’umidità e dal tipo di sali)
- Si rimuove e si sostituisce con nuovo impacco se necessario
Pro: economico, non invasivo, adatto a restauri
Contro: poco selettivo, richiede più cicli, può asciugare troppo rapidamente in ambienti caldi
B. Soluzioni liquide e trattamenti chimici
Esistono prodotti in forma liquida o gel che agiscono chimicamente sui sali, disgregandoli o favorendone l’estrazione.
Tipologie principali:
- Soluzioni a base di acido citrico o lattico (chelanti naturali)
- Additivi con agenti complessanti o ammoniaca tamponata
- Detergenti salini con effetto disgregante e veicolante
Funzionamento:
- Si applicano sulla superficie da trattare (a pennello, spruzzo o impacco)
- Si lasciano agire secondo le istruzioni del produttore
- Segue risciacquo con acqua demineralizzata o spugnatura controllata
Pro: più veloci, specifici per alcuni sali
Contro: richiedono attenzione nei dosaggi e nella compatibilità con i materiali
C. Pasta “Cocoon” bio (tecnologia avanzata e selettiva)
Una delle tecniche più recenti e sostenibili è l’uso di paste bio-compatibili a base cellulosica, note come Cocoon Paste, Desal Paste o Solupor.
Composizione tipica:
- Cellulosa pura o microcristallina
- Veicolanti neutri e acqua demineralizzata
- Additivi naturali per migliorare l’adesione o l’evaporazione controllata

Funzionamento:
- La pasta si applica come un intonaco temporaneo (spessore 2–5 mm)
- Durante l’essiccazione lenta, richiama i sali dalla muratura
- Dopo 3–7 giorni, si rimuove in blocco come una “pellicola”
- Il residuo bianco visibile nella pasta indica la quantità di sali estratti
Pro: altamente selettivo, efficace anche in profondità, non invasivo
Contro: costo superiore, necessita ambienti ventilati e asciutti
Pasta Cocoon anti sali: perché è definita “bio”?
Composizione e caratteristiche principali:

- Fibre di carta di grado farmaceutico, non tossiche, purificate; completamente esenti da arsenico.
- Silice naturale porosa, derivata da terra diatomacea, funzione capillare.
- Acqua demineralizzata: crea un gel ad alta umidità e porosità che favorisce il trasferimento dei sali Core Conservation
Perché è “bio-safe”
- Non contiene sostanze chimiche nocive, è atossica per pelle, occhi e se ingerita accidentalmente.
- Non emette vapori pericolosi, non richiede DPI (guanti, mascherine, occhiali) durante l’applicazione.
- Lo scarto asciutto può essere smaltito come rifiuto non pericoloso.
Meccanismo di azione: come estrae i sali dal muro
- Applicazione spessa (10–12 mm in genere) su muratura asciutta e preparata.
- Il gel aderisce perfettamente e gradualmente evapora, richiamando i sali dal supporto tramite osmosi passiva.
- L’alta porosità interna e la vasta superficie delle fibre permettono la cattura cristallina dei sali all’interno della pasta stessa.
- Dopo 2–3 settimane di essiccazione, si rimuove a strappa la pasta ora indurita e ricca di sali.
- Può essere riapplicata a cadenza di 2 settimane, solitamente in 2 cicli, fino alla riduzione dell’80 % dei sali entro 30–40 mm di profondità del muro.
Dati tecnici di performance
| Proprietà | Valore tipico |
|---|---|
| Spessore applicazione | 10–12 mm |
| Consumo | ca. 7 kg per m² per cm di spessore |
| Tempo di asciugatura | 2–3 settimane (più lento sotto i 20 °C) |
| Riduzione salinità | ~80% nella parte inferiore del muro |
| Smaltimento residuo | Rifiuto non pericoloso |
| Altezza trattamenti tipica | 1–2 cicli completi |
Prestazioni comparate delle paste e impacchi
In uno studio su malte a calce, il Westox‑Cocoon ha offerto la miglior estrazione dei sali solubili, grazie all’elevata porosità interna, superando argille e bentoniti tradizionali.
Quanto è efficace l’estrazione dei sali dalle murature?
Tutti i metodi di estrazione funzionano in modo parziale. Possono rimuovere una quantità superficiale oppure importante di sali, ma non eliminano la causa della risalita o infiltrazione.
Per questo è fondamentale abbinare l’estrazione dei sali a misure di risanamento dell’umidità e all’applicazione di intonaci resistenti,
Approfondimento: Come funzionano i prodotti antisale?
I prodotti antisale sono pensati per bloccare o ridurre la migrazione dei sali solubili verso la superficie della muratura, che è una delle principali cause di degrado di intonaci, pitture e materiali lapidei.
Ne esistono di diversi tipi, ma si dividono grosso modo in due grandi categorie:
Impregnanti antisale
Caratteristiche:
- Liquidi in fase acquosa, contenenti polimeri silossanici, poliacrilati, resine stabili ai sali.
- Penetrano nei pori del materiale murario, senza formare una pellicola visibile in superficie.
- Riducono la crescita dei cristalli salini in superficie, fissando o distribuendo i sali nei primi millimetri del materiale.
Funzionamento chimico:
- Alcuni prodotti formano reticoli polimerici all’interno dei pori → ostacolano la migrazione dei sali verso la superficie.
- Altri chelano o neutralizzano temporaneamente i sali solubili, riducendo la loro attività igroscopica.
- L’umidità può evaporare, ma i sali restano bloccati nei capillari interni, rallentando la formazione di efflorescenze.
Pro:
- Traspiranti
- Compatibili con pitture e intonaci macroporosi
- Facili da applicare (pennello, rullo, spruzzo)
Contro:
- Effetto temporaneo se non associati ad altre misure (intonaco deumidificante, taglio chimico, drenaggi)
- Non eliminano i sali, li bloccano o li ridistribuiscono
Prodotti filmogeni o barriera
Caratteristiche:
- Formano una pellicola superficiale (acrilica, silossanica, siliconica)
- A volte usati erroneamente anche in ambienti umidi
Effetto:
- Bloccano la migrazione dei sali… ma anche del vapore acqueo → rischio di danni interni e distacchi
- Più adatti a materiali asciutti e già bonificati
Nota: Questi prodotti non andrebbero mai usati in murature attive con umidità di risalita, perché il vapore resta intrappolato sotto lo strato.
“Nanotecnologici” antisale – cosa c’è dietro?
Spesso si parla di prodotti “nanotecnologici” antisale, ma in realtà:
- Sono idrorepellenti o consolidanti silanici/silossanici in fase acquosa
- Contengono emulsioni di particelle molto piccole che penetrano nei pori del materiale e formano reti idrofobiche
- Talvolta contengono anche agenti dispersivi per sali, ma la chimica di base è simile ai poli-silossani
Funzione:
- Limitano l’assorbimento d’acqua capillare → riducono il trasporto attivo dei sali
- Non eliminano i sali, né li neutralizzano
Quando funzionano davvero gli anti sale?
I trattamenti antisale funzionano bene solo se:
- Il supporto è stato adeguatamente pulito, asciugato e decontaminato.
- Non c’è una forte umidità di risalita attiva non risolta.
- Sono combinati con intonaci traspiranti e deumidificanti, o con interventi strutturali.
Non sono una cura miracolosa: sono un componente utile in una strategia completa di risanamento.
I prodotti antisale non “eliminano” i sali: li stabilizzano, li bloccano o ne rallentano la risalita. Funzionano meglio su murature già risanate o come supporto ad altri interventi tecnici. Se applicati su pareti umide senza diagnosi, possono essere inefficaci o addirittura controproducenti.
Tecnologie innovative per la soluzione dell’umidità di risalita e dei sali
Uno studio ha dimostrato l’efficacia dei metodi di elettrosmosi già utilizzati per la risoluzione dell’umidità di risalita, anche per l’abbattimento dei sali nelle murature. Un esperimento pilota ha mostrato in laboratorio che è possibile rimuovere cloruri e nitrati dai mattoni applicando campi elettrici DC (10 mA per 9 giorni). I sali migrano verso elettrodi positivi o negativi, concentrandosi in terriccio esterno usato come barriera. Riduzioni significative sono state ottenute, con potenziale applicazione su pareti reali, sebbene necessiti ulteriori sviluppi questa tecnologisa è molto interessante.
Il nostro sistema di elettrosmosi senza fili ottiene riduzione della salità oltre che dell’umidità di risalita da circa trenta anni in tutta Europa.
7. Intonaci resistenti ai sali: composizione e applicazioni
Dopo la rimozione (o riduzione) dei sali, è fondamentale scegliere un intonaco adatto a resistere alla loro presenza residua e alla continua attività dell’umidità.
Un intonaco tradizionale a base di cemento o gesso, infatti, viene facilmente distrutto dai sali: si sfalda, si rigonfia, si distacca.
Gli intonaci “resistenti ai sali” sono progettati per non ostacolare la traspirazione e per ospitare i sali nei propri pori senza rompersi.
Come funzionano gli intonaci anti-sali?
- Sono macroporosi: hanno una struttura interna ricca di pori >50 µm, in cui i sali possono cristallizzare senza creare pressioni.
- Sono traspiranti, cioè lasciano evaporare l’umidità interna del muro senza creare condensa o ristagni.
- Non contengono gesso né cementi ad alta resistenza, che reagiscono negativamente con i sali (es. solfati → espansione con ettringite).
- Sono debolmente alcalini (pH 8–9), quindi compatibili con la maggior parte dei materiali antichi.
Tipologie di intonaco resistenti ai sali
1. Intonaci risananti di calce idraulica naturale (NHL)
- Composizione: calce idraulica naturale (senza cemento) + pozzolana per rinzaffo anti sale
- Calce idraulica naturale + sabbia silicea + additivi
- Eccellente traspirabilità, porosità elevata
- Adatti per edifici storici e interventi bioedili
- Spessore consigliato: almeno 1 cm rinzaffo antisale + 2,5–3 cm intonaco in più strati
Durano molto tempo solo se la muratura viene tenuta asciutta o moderatamente umida. Molto di più se l’umidità di risalita viene risolta con barriere chimiche o elettrofisiche. Non sono “impermeabili”.
2. Intonaci risananti certificati WTA
- Formulazioni specifiche testate secondo la norma tedesca WTA 2-2-91
- Base: calce + pozzolanico + silice + additivi tecnici
- Alta porosità, buon compromesso tra resistenza e traspirabilità
- Utilizzati nei risanamenti di murature in muratura piena o mista
- Attenzione: alcuni contengono cemento → non ideali su murature storiche delicate
3. Intonaci alleggeriti traspiranti (es. con silicato di calcio, aerogel, sughero)
- Possono offrire anche isotermia oltre alla gestione dei sali
- Non sempre adatti all’esterno o in condizioni di forte umidità
- Spesso utilizzati in abbinamento a sistemi deumidificanti
Regole per una buona applicazione
- Applicare sempre su muratura asciutta o stabilizzata (UR < 70%)
- Non usare primer o leganti sintetici a base resina (impediscono la traspirazione)
- Lasciare tempo sufficiente tra i cicli di trattamento e l’intonacatura (min. 1–2 settimane dopo l’estrazione dei sali)
- Preferire finiture a base di calce o silicati, evitando pitture filmogene
8. Strumenti di misura e monitoraggio dei sali nelle murature
Misurare e monitorare la presenza di sali nelle murature è indispensabile per valutare l’efficacia dei trattamenti e prevenire futuri danni. Esistono diversi strumenti e tecniche, da quelle più semplici a quelle avanzate, che consentono di tenere sotto controllo la situazione nel tempo.
Strumenti per la misurazione in situ
- Igrometri a conducibilità
- Misurano la conducibilità elettrica del materiale, che aumenta con la presenza di sali disciolti.
- Utili per monitorare i livelli di salinità in modo rapido e non invasivo.
- Limitazioni: non distinguono i tipi di sali e possono essere influenzati da umidità e temperatura.
- Misuratori di umidità a microonde
- Forniscono una stima dell’umidità interna, utile perché sali igroscopici influenzano la quantità di acqua presente.
- Tecnica non invasiva e adatta a controlli periodici.
- Kit per test chimici rapidi
- Permettono di individuare e stimare i sali più comuni (nitrati, cloruri, solfati) direttamente sul posto.
- Sono utili per un controllo preliminare o monitoraggi frequenti.
Analisi in laboratorio per monitoraggio avanzato
- Analisi periodiche dei campioni prelevati nel tempo, per osservare variazioni nella quantità e composizione dei sali.
- Permettono di valutare l’efficacia di trattamenti specifici e di adattare le strategie di risanamento.
Sistemi di monitoraggio continuo dell’umidità e salinità
- In casi particolari (edifici storici o di pregio), si possono installare sensori per il monitoraggio continuo dell’umidità e della conducibilità, inviando dati in tempo reale.
- Questi sistemi teoricamente aiutano a prevedere il ritorno di condizioni critiche e a intervenire tempestivamente.
- In realtà nella maggior parte dei casi servono a fare salire notevolmente il prezzo dell’intervento di risanamento e condirlo con presentazioni ad effetto.
9: Fase di preparazione al risanamento
Molti interventi falliscono perché l’intonaco viene rifatto troppo presto o senza rimuovere i sali attivi e il materiale contaminato.
Falliscono anche se l’umidità di risalita o altro tipo di infiltrazioni non è stato risolto o è stato “risolto con metodi” tradizionali ma inutili, come il mitico “vespaio aerato” per (non) risolvere l’umidità di risalita.
Preparazione corretta del sottofondo (prima dell’intonacatura)
- Rimuovere l’intonaco ammalorato
Se si hanno misure ponderali dell’umidità calcolare il punto massimo fino dove arriva la risalita e aggiungere lo spessore del muro. In mancanza di misure ponderali (male) aggiungere 80 cm alla altezza massima dell’umidità visibile.
- Raschiare i giunti delle fughe dei mattoni fino a 2 cm di profondità
Eliminare le vecchie malte tra i mattoni fino a 2 cm di profondità. Ricorda che poi dovranno essere sostituite con malte da fughe o da allettamento di calce idraulica naturale e non di cemento.
- Eliminare subito i materiali demoliti
Elimina subito i residui e le macerie, evita contaminazioni di sali e sporco
- Pulire a secco la muratura
Usa una spazzola di ferro o di saggine o aria compressa per pulire il muro da ogni residuo
- Verifica la stabilità meccanica del supporto
Verifica che non ci siano pezzi non aderenti o pericolanti . Se necessario dai un rinzaffo consolidante con adesivi massimo sul 50% della superficie.
- Dai il liquido anti sali o usa le paste per l’estrazione profonda dei sali
Questi passaggi sono descritti nell’articolo. Utilizza il prodotto che hai scelto per la rimozione o contenimento dei sali.
Nota importante: l’intonaco definitivo risanante va applicato solo dopo l’estrazione dei sali residui (impacchi, cocoon, ecc.) e con parete asciutta.
Consigli pratici per chi ha problemi di sali nelle murature
- Controlla regolarmente le pareti: cerca efflorescenze bianche, intonaci sfaldati o macchie di umidità persistente.
- Evita di pitturare con vernici impermeabili: impediscono la traspirazione e favoriscono accumulo di umidità e sali.
- Mantieni una buona ventilazione negli ambienti per ridurre l’umidità relativa interna.
- Ripara tempestivamente perdite d’acqua e infiltrazioni per evitare nuove fonti di sali.
- Consulta un tecnico specializzato prima di intervenire: la scelta del trattamento dipende dal tipo di sale e dall’umidità presente.
- Prediligi materiali naturali e traspiranti, come intonaci di calce idraulica naturale.
- Pianifica un monitoraggio periodico soprattutto in ambienti umidi o in edifici storici.
Nota importante: l’intonaco risanante va applicato solo dopo l’estrazione dei sali residui (impacchi, cocoon, ecc.) e con parete asciutta.
Cosa dice la ricerca scientifica sui sali nelle murature
- I solfati idrati (es. mirabilite) possono espandersi fino a 4× il volume iniziale, generando pressioni che superano la resistenza dell’intonaco.
- Il magnesio solfato è tra i più aggressivi: causa perdita meccanica fino a 0,3 MPa nei mattoni.
- Le paste bio come Cocoon sono più efficaci della bentonite nell’estrarre sali fino a 3–4 cm di profondità.
- La rimozione elettrocinetica (con corrente continua) è promettente ma ancora in fase sperimentale.
- La microstruttura dei pori è cruciale: i cristalli possono formarsi e danneggiare la muratura in meno di 1 secondo.
- Fonti: studi peer-reviewed, Springer, ResearchGate, PMC e ArXiv, 2018–2023.
FAQ- Domande frequenti su sali nelle murature
I sali sono composti chimici trasportati dall’acqua all’interno dei muri che cristallizzano causando danni e degrado agli intonaci.
Si riconoscono con efflorescenze bianche superficiali, distacchi dell’intonaco, sfarinamento o zone umide persistenti.
Nitrati, cloruri e solfati sono i più frequenti, ciascuno con caratteristiche e origini diverse.
Attraverso test in sito come kit colorimetrici, misure di conducibilità, e analisi chimiche di laboratorio quali ion cromatografia o titolazione.
Impacchi assorbenti, soluzioni chimiche e paste bio come il cocoon sono tra le tecniche più utilizzate.
Si utilizzano intonaci macroporosi e traspiranti, come quelli a base di calce idraulica naturale, per evitare nuovi danni.
Sì, controllando l’umidità, riparando infiltrazioni e usando materiali traspiranti si può ridurre il rischio, sia dei sali che della muffa.

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