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Come Evitare Muffe e Condensa in Casa e nei Luoghi di Lavoro

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Cappotto esterno e umidità: quando il problema peggiora invece di risolversi

Il cappotto esterno può essere un ottimo intervento per migliorare l’isolamento termico dell’edificio, ma non è una cura universale contro ogni problema del muro.

Articolo redatto da Greentech srl, Revisione tecnica interna su diagnosi dell’umidità, muffa, ponti termici e risanamento dei muri umidi.

Se una facciata è già interessata da umidità di risalita, infiltrazioni, sali, intonaci incompatibili o altri difetti edilizi, fare il cappotto senza una verifica preliminare può peggiorare la situazione invece di risolverla.

È un errore abbastanza comune: si pensa al cappotto come soluzione energetica e si ignora il fatto che alcuni muri, soprattutto nei piani bassi, negli edifici vecchi o nelle zone controterra, possono essere già umidi o poco adatti a certi sistemi isolanti.

Il risultato può essere questo:

  • intonaci che si degradano;
  • umidità che resta intrappolata;
  • muffa interna dopo la posa di cappotto e infissi nuovi;
  • distacchi, efflorescenze saline o problemi che ricompaiono dopo poco tempo.

Per questo, prima di fare un cappotto esterno, conviene capire bene una cosa: il muro è solo freddo oppure è anche umido?

In questa pagina vediamo quando il cappotto esterno è una buona scelta, quando invece va preceduto da altri interventi e quali controlli conviene fare prima di spendere soldi in lavori che potrebbero non risolvere il problema reale.

Quando il cappotto esterno può peggiorare l’umidità

Il cappotto esterno va bene, ma non certo in case e condomini con muri umidi al piano terra!

Se i muri sono umidi (es: umidità di risalita), per fare un cappotto o rifare la facciata, si devono prendere precauzioni.

Il rischio di fare un disastro e peggiorare la situazione è parecchio alto. In tal caso è meglio un rifacimento facciata con materiali traspiranti e resistenti all’umidità, senza isolamento e soprattutto senza isolanti in plastica!
Sappiamo già cosa succederà in un muro umido dopo qualche mese dal cappotto esterno. Scrostamenti di intonaco e pittura, aumento dell’umidità interna.

L’umidità dei muri intrappolata dal cappotto in plastica non potendo evaporare verso l’esterno dove andrà a finire?

Il cappotto di polistirene, epx, xps ecc. o la pietra all’esterno di un muro vecchio e umido imprigiona tutta l’umidità.

Umidità che non potendo evaporare deve per forza andare verso l’interno del muro o del cappotto. Il risultato puoi immaginarlo, sarà un disastro.

Intonaci che si sgretolano all’interno, umidità che fuoriesce al di sopra della copertura di pietra. Condensa all’interno del cappotto e così via. Tutti fenomeni ampiamente prevedibili, basta leggere le schede tecniche dei produttori o fare dei calcoli termotecnici. O un po’ di esperienza.

All’interno i cuggini adorano il cartongesso. Della serie nascondi l’umidità e scappa! In aggiunta i soliti “fori per arieggiare”.

Se i muri sono umidi, ad esempio umidità di risalita, non si deve posare nessun cappotto, tantomeno in materiali non traspiranti.

Non lo diciamo solo noi ma i gli stessi produttori di materiali per l’isolamento, lo spiegano chiaramente nelle loro schede tecniche, siti ecc.

In una cascina del ‘900 in mattone pieno un cappotto di polistirene eps xps è anche un obbrobrio estetico, oltre che termo igrometrico.

A volte per convincerti a fare il cappotto citano leggi, norme o direttive locali, regionali, o nazionali che “impongono di fare un cappotto” durante un rifacimento facciata.

Sappi che non è proprio vero. Specialmente se è un vecchio manufatto come una cascina di mattone pieno del 900 o più antica.

Ci sono norme e direttive sul risparmio energetico che richiedono i cappotti termici, e ci sono anche clausole per non farlo se non è il caso.

Ci sono eccezioni e soluzioni alternative sia al cappotto che al vespaio.

Sta al tuo professionista, architetto ecc dimostrare che non va fatto, perché e che soluzione si adotta.

Non esiste solo il cappotto di “plastica

Non ci sono solo i materiali in plastica per rifacimenti facciate e cappotti. Ci sono intonaci e cappotti traspiranti, naturali, minerali ecc. il legno, la canapa, la calce idraulica naturale, il cocciopesto, silicati ecc. che sono molto più idonei al rifacimento delle facciate di cascine, vecchie case ecc.

Ancora più importante: ci sono le tecniche per deumidificare un muro dall’umidità di risalita prima di ingabbiarlo in un cappotto!

La stessa cosa per il “vespaio aerato” che ti viene sempre consigliato per i muri umidi ma non ha niente a che fare con la risoluzione dei muri umidi.

Cappotto esterno su muri umidi: perché può creare altri problemi

Il cappotto termico serve per il risparmio energetico non per risolvere i muri umidi.

Fare un cappotto su una casa già costruita è molto più difficile che su una nuova costruzione. Richiede un uso intelligente dei materiali e severi calcoli per evitare ponti termici. Zone troppo isolate vicino a zone non isolate causeranno guai. Mancanza di circolazione d’aria e muffe. E se i muri soffrono di umidità di risalita non si fa e basta.

Il cappotto termico va fatto solo su muri asciutti non su muri ammalorati, salati o umidi.

Si può discutere se un cappotto esterno è migliore se fatto di materiali traspiranti e naturali tipo fibra di legno, aerogel, canapa, piuttosto che di EPS e simili.

Sul fatto che in un rifacimento facciata bisogna stare attenti all’umidità e non fare un cappotto invece non ci sono discussioni.

Prima si fanno asciugare i muri dall’umidità, si risolve l’umidità di risalita, si eliminano i sali e solo dopo si può pensare al cappotto o intonaco nuovo.

Se la casa è vecchia, di sasso e pietra, mattone pieno e materiali misti, non si usa il cemento per ristrutturarla, perché la rovini per sempre.

Nel restauro conservativo è un fatto accettato da autorità e professionisti che è obbligatorio usare la calce idraulica naturale senza cemento.

Non intonaci “a base di calce” ma di sola calce idraulica senza cemento. Con aggiunta di pozzolana e sabbie adatte all’umidità.

Se è obbligatorio nei restauri perché non usarlo nella tua cascina?

Se il muro è vecchio o umido, servono materiali traspiranti

Su murature vecchie in mattoni pieni, pietra o materiali misti, il problema non è solo isolare: bisogna anche rispettare il comportamento naturale del muro.

Per questo, in molti casi, intonaci e finiture a base di calce idraulica naturale sono più adatti di prodotti cementizi rigidi o poco traspiranti.

La calce è più compatibile con le vecchie murature, favorisce la traspirazione, tollera meglio l’umidità residua e riduce il rischio di degrado rispetto a intonaci cementizi inadatti.

L’effetto estetico e il comfort interno è notevolmente superiore in un rifacimento facciata e intonaci in calce naturale, tonachino, grassello ecc rispetto ad una rasatura con prodotti cementizi e pittura di plasticone.

Rifacimento facciata e cappotto con materiali e colori interessanti…

Non come cappotti e facciate di plastica pitture di plasticone fluorescente…

Muffa e umidità dopo il cappotto: cosa può essere andato storto

Spesso ci chiamano dopo aver cambiato le finestre con le “supermegatermiche” – rifacimento facciata e cappotto di polistirene … e sono pieni di muffa!

Prima non c’era mai stata. La casa è diventata un bunker puzzolente. Si riscalda in un attimo ma si riempe di puzza e muffa. Non hanno tenuto conto di cappotto e umidità e soprattutto dell’aerazione.

Oppure l’umidità di risalita che prima arrivava a 30 cm di altezza, dopo la rasatura cementizia “macroporosa” o il cappotto è salita fino a un metro!

Il nuovo vespaio e cappotto interno di cartongesso “per togliere umidità nella taverna” intrappola l’umidità e dietro ci crescono funghi e muffe.

Cosa controllare prima di fare un cappotto esterno

  • I muri sono umidi? umidità di risalita?
  • Ci sono muri a “cassa vuota”?
  • I muri sono disomogenei, pietra, sasso o mattone pieno?
  • I muri sono salati? (di solito in basso assieme a scrostamenti)
  • Hanno fatto i calcoli termotecnici per evitare ponti termici e condensa interstiziale?
  • Ti hanno prospettato la possibilità di usare materiali traspiranti e naturali invece che plastica?
  • Davanzali, balconi, cornici alle finestre, grondaie ecc sono stati presi in considerazione?
  • Tetto e sottotetto vengono isolati o restano freddi?
  • La facciata da rifare ha infiltrazioni?
  • Il cappotto verrà posato seguendo le norme? (qualcuno farà una verifica termografica prima e dopo?) idem per le finestre.
  • Che materiali useranno per il rifacimento facciata o cappotto?
  • Ti hanno spiegato che se isoli la casa con cappotto e finestre termiche poi devi arieggiare metodicamente o installare una ventilazione meccanica controllata sennò rischi la muffa?

Perchè serve una verifica termoigrometrica prima di un cappotto

Quando si progetta un cappotto esterno su una muratura esistente, non basta valutare solo il risparmio energetico.

Bisogna verificare anche il comportamento termoigrometrico della parete, cioè capire se nella stratigrafia può formarsi condensa interstiziale.

Il diagramma di Glaser serve proprio a questo: confronta l’andamento delle temperature e della pressione del vapore nei vari strati del muro, per evidenziare se in qualche punto si raggiungono condizioni favorevoli alla condensazione.

Se la stratigrafia è sbagliata, se i materiali sono poco traspiranti oppure se il supporto è già umido, il rischio è quello di trattenere umidità dentro il pacchetto murario, con degrado progressivo, perdita di prestazioni e possibili problemi di muffa o distacchi.

Per questo, soprattutto negli edifici vecchi o in presenza di murature umide, il cappotto va progettato considerando non solo l’isolamento termico, ma anche la gestione del vapore e la compatibilità dei materiali.

Cos’è Il mitico “ponte termico”?

Spesso ti dicono che hai la muffa perché “c’è il ponte termico” il che non significa molto per te, e a volte non significa niente e basta.

Un ponte termico è una parte della costruzione meno isolata, fatta di materiali diversi o meno spessa ecc., quindi “fa da ponte” con l’esterno.

Un classico esempio sono gli angoli, gli incroci tra parete e soffitto o col terrazzo del piano di sopra ecc.

Eliminare i ponti termici è pressoché impossibile, quello che conta è che non siano “critici” cioè non così gravi da causare problemi a te.

In parole povere significa che i muri non devono andare sotto una certa temperatura. Potremmo dire semplificando al massimo (per la nonna) che hanno almeno 15° di temperatura. La cosa è più complessa ma è sufficiente.

La maggior parte delle persone dice o “sente” che questi angoli o pareti col ponte termico “tirano dentro il freddo” – infatti se misuri la temperatura sono più freddi del resto della parete.

Questi squilibri causano vari problemi. Prima di tutto il comfort climatico. La sensazione di freddo anche se il termostato misura 20° –

Con ponti termici “critici” si formano condense e muffe.

In inverno non il freddo che entra in casa ma il caldo che esce!

Un ingegnere si arrabbia quando sente dire che “entra il freddo.” Infatti è vero, il ponte termico non fa “entrare il freddo” ma piuttosto “lascia uscire il caldo”, cioè il riscaldamento interno.

Se una parete è poco isolata o apri le finestre non “entra il freddo” ma “esce il caldo”.

Si chiama termodinamica (che vuol dire “movimento del calore”) e dice che l’energia, il calore ecc si muovono sempre da un punto più caldo verso uno meno caldo e non viceversa. Ti basta capire questo concetto.

Immagina che l’aria in una stanza riscaldata a 20° con il 50% di umidità vada contro una parete che dà verso l’esterno. La parete avrà una sua temperatura. Inferiore a quella dell’aria. All’esterno in inverno ci sarà un’altra temperatura più fredda ancora, ipotizziamo 0° e 60% umidità.

L’aria di casa tua cerca di andare dal caldo verso il freddo.

Abbiamo una differenza di 20° tra interno ed esterno e in mezzo una serie di materiali che formano la nostra parete.

La domanda è: che temperature e che umidità ci saranno durante la giornata e durante le stagioni all’interno e sulla superficie dei muri?

Se tra strati diversi di materiali si forma condensa è pericoloso se non se ne va in fretta.

Questo è ciò che calcolano i progettisti quanto decidono i materiali: gli spessori e isolamenti da usare nella costruzione o rinnovamento di una casa. Poi ci sono quelli che vanno dal rivenditore comprano il pannello in offerta da tot centimetri e lo posano. Senza calcoli.

Il diagramma di Glaser: a cosa serve davvero

diagramma di glaser per una parete

Ingegneri termotecnici usano il diagramma di Glaser per evitare umidità e condensa all’interno della muratura e delle stanze.

Progettano una parete che isoli nel modo desiderato dal caldo e dal freddo esterni, tenendo conto delle stagioni e delle ore del giorno.

Devono obbligatoriamente simulare una parete che non formi condensa “interstiziale” cioè al suo interno (tra i vari strati di materiali) e che non formi condensa o muffa sulla superficie interna.

(Poi bisogna vedere se la ditta costruttrice lo esegue realmente, ma questo è un altro discorso e si può verificare con indagini strumentali.)

Molte case costruite prima della metà degli anni 2010 sono nate senza l’attenzione ai ponti termici e alle verifiche termoigrometriche che oggi sono diventate molto più rigorose. In Italia un primo quadro nazionale è arrivato con il D.Lgs. 192/2005 e con il D.P.R. 59/2009, ma un salto più netto sui requisiti minimi è arrivato con il decreto 26 giugno 2015, applicato ai titoli edilizi dal 1° ottobre 2015.

Per questo esistono ancora moltissimi edifici con ponti termici critici, spallette fredde, nodi costruttivi deboli e intercapedini dove può formarsi condensa. Spesso questi difetti sono stati “tollerati” per anni grazie a riscaldamenti molto spinti e alla ventilazione involontaria dei vecchi infissi pieni di spifferi. Quando poi si cambiano caldaia, serramenti o assetto dell’involucro, quel vecchio equilibrio precario si rompe: la casa disperde meno, ma può trattenere più umidità, e così compaiono muffe e condense che prima sembravano non esistere.

cappotto parete mattoni umidità risalita
Parete mattoni pieni con umidità risalita in cascina con cappotto esterno polistirene

Nelle nuove costruzioni nel progetto c’è sempre il “cappotto” cioè uno strato di materiale isolante che ha lo scopo di isolare da freddo in inverno e dal caldo in estate. Non tutti i materiali hanno lo stesso comportamento. Lo spessore, la traspirabilità, la resistenza al vapore ecc e il materiale sono tutti fattori da tenere in considerazione nel progetto di una parete e un cappotto esterno.

Se queste cose devono essere calcolate nelle case nuove, pensi che fare un cappotto all’esterno della tua casa vecchia o antica, senza tenerne conto, sia una buona idea?

Abbiamo visto tanti cappotti e facciate con polistirolo posato su vecchia cascina in mattone pieno con umidità di risalita. Risultato? Vedi foto.


Contattaci prima di fare il cappotto, non dopo

Se la tua casa è vecchia e ha problemi di umidità, prima di fare un cappotto contattaci per un sopralluogo, diagnostica o consulenza.

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