rifacimento-facciata-bonus-cappotto

Il rifacimento facciata di casa o condominio è un argomento caldo in questo periodo, il “bonus facciate” dà diritto fino al 90% di detrazione fiscale.

Vedremo parecchi cantieri per rifacimento facciata ed è normale che si pensi a realizzare contemporaneamente un cappotto termico.

La maggior parte delle case italiane sono veri colabrodo che disperdono calore e energia, c’è un grande spreco di riscaldamento a causa di murature mal isolate. Ponti termici, pilastri scoperti e tecniche costruttive obsolete.

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Esterno camera angoli la zona calda è dove si tra il termosifone interno

I condomini degli anni ’70 – ’90 non solo hanno bisogno del rifacimento facciata ma anche e soprattutto di un buon isolamento termico.

Con l’installazione di nuove finestre termiche il problema non si risolve. L’umidità interna aumenta e nelle pareti fredde si crea più facilmente condensa e muffa.

Con l’introduzione delle valvole termostatiche in molte case c’è stato un altro peggioramento. Per risparmiare si riscalda meno, anche il vicino riscalda di meno, i muri sono più freddi e si formano facilmente le muffe.

Il cappotto esterno è la soluzione per il risparmio energetico ed un miglior confort abitativo. Vale la pena approfittare dei bonus per rifacimento facciata per fare anche il cappotto esterno.

Il rovescio della medaglia del cappotto esterno

Il bonus facciate è una bella iniziativa, il cappotto esterno va bene, ma non in case e condomini con muri umidi!

Se i muri sono umidi (es: umidità di risalita), fare un cappotto o rifare la facciata non va fatto a “cuor leggero”, si devono prendere precauzioni.

Il rischio di fare un disastro e peggiorare la situazione è parecchio alto. In tal caso è meglio un rifacimento facciata con materiali traspiranti e resistenti all’umidità, senza isolamento e soprattutto senza isolanti in plastica!

Sappiamo già cosa succederà in un muro umido dopo qualche mese dal rifacimento facciata con o senza cappotto esterno. Scrostamenti di intonaco e pittura, e se c’è il cappotto, guai seri con l’umidità.

L’umidità intrappolata non potendo evaporare verso l’esterno dove va?

Il rifacimento facciata ad una casa vecchia o con problemi di umidità?

Se i muri sono umidi e ti propongono un cappotto in eps xps stifterite o altri materiali “plastici” scappa di corsa! Lo stesso se ti propongono la posa di pietre nella parte bassa della muratura per “estetica”.

Il cappotto di polistirene, epx, xps ecc. o la pietra all’esterno di un muro vecchio e umido imprigiona tutta l’umidità.

Umidità che non potendo evaporare deve per forza andare verso l’interno del muro o del cappotto. Il risultato puoi immaginarlo, sarà un disastro. Ne abbiamo visti tanti dopo un rifacimento facciata con o senza cappotto.

Qualche “esperto” (di solito il “cuggino”) arriva a suggerire il cappotto di polistirene all’esterno (a volte persino all’interno) come “soluzione all’umidità di risalita”. E quì si raggiunge il fondo.

Intonaci che si sgretolano all’interno, umidità che fuoriesce al di sopra della copertura di pietra. Condensa all’interno del cappotto e così via. Tutti fenomeni ampiamente prevedibili, basta leggere le schede tecniche dei produttori o fare dei calcoli termotecnici. O un po’ di esperienza.

All’interno invece i cuggini adorano il cartongesso. Della serie nascondi l’umidità e scappa! Un’altra cosa che li attizza sono “i fori per arieggiare”.

Prima spendi un patrimonio per fare il cappotto e gli infissi ultra isolanti della NASA e poi si fanno i “buchi” per arieggiare. Geniale.

Se i muri sono umidi, ad esempio umidità di risalita, non si deve posare nessun cappotto, tantomeno in materiali non traspiranti.

Non lo diciamo noi ma i produttori di materiali per l’isolamento termoacustico, lo spiegano chiaramente nelle loro schede tecniche, siti ecc.

In una cascina del 900 in mattone pieno un cappotto di polistirene eps xps è anche un obbrobrio estetico, oltre che termo igrometrico.

A volte per convincerti a fare il cappotto citano leggi, norme o direttive locali, regionali, o nazionali che “impongono di fare un cappotto” durante un rifacimento facciata.

Sappi che non è proprio vero. Specialmente se è un vecchio manufatto come una cascina di mattone pieno del 900 o più antica.

Ci sono norme e direttive sul risparmio energetico che richiedono i cappotti termici, e ci sono anche clausole per non farlo se non è il caso.

Ci sono eccezioni e soluzioni alternative sia al cappotto che al vespaio.

Sta al tuo professionista, architetto ecc dimostrare che non va fatto, perché e che soluzione si adotta. Se vai da chi ti vuole vendere il cappotto o il vespaio è ovvio che non troverà nessuna soluzione ed è “obbligatorio”.

Non esiste solo il cappotto di “plastica

Non ci sono solo i materiali in plastica per rifacimenti facciate e cappotti. Ci sono intonaci e cappotti traspiranti, naturali, minerali ecc. il legno, la canapa, la calce idraulica naturale, il cocciopesto, silicati ecc. che sono molto più idonei al rifacimento delle facciate di cascine, vecchie case ecc.

Ancora più importante: ci sono le tecniche per deumidificare un muro dall’umidità di risalita prima di ingabbiarlo in un cappotto!

Tecniche e materiali traspiranti per isolare una casa dall’interno se all’esterno è meglio non toccarla.

La stessa cosa per il “vespaio aerato” che ti viene sempre consigliato per i muri umidi ma non ha niente a che fare con la risoluzione dei muri umidi.

Siamo nel 2020 e ancora continuano con tecniche anni 70.

Se devi ristrutturare una casa vecchia ti propongono il “rifacimento facciata” col bonus, intonaco “macroporoso, fibrato”, vespaio e cappotto. Un bel poker d’assi. Manca solo il cartongesso. E poi hai fatto scala reale di soluzioni inutili e dannose per l’umidità.

Ti vengono vendute come soluzioni all’umidità mentre non lo sono. Sono piuttosto causa di problemi in caso di umidità.

Il vespaio aerato per l’umidità di risalita (inutile)

Il vespaio aerato è una soluzione all’umidità solo se viene costruito PRIMA della casa, la casa deve andare sopra il vespaio e isolamento.

Scavare il pavimento dall’interno dopo 100 anni non serve a niente.

Potrà isolare il pavimento dal terreno o radon (se c’è) ma anche per quello ci sono valide alternative, anche più economiche come il vetro cellulare.

Il cappotto esterno per i muri umidi (disastro)

Il cappotto termico serve per il risparmio energetico non per risolvere i muri umidi. Deve essere costruito sulle case nuove con un progetto in base alle norme.

Fare un cappotto su una casa già costruita è molto più difficile che su una nuova costruzione. Richiede un uso intelligente dei materiali e severi calcoli per evitare ponti termici. Zone troppo isolate vicino a zone non isolate causeranno guai. Mancanza di circolazione d’aria e muffe. E se i muri soffrono di umidità di risalita non si fa e basta.

Il cappotto termico va fatto solo su muri asciutti non su muri ammalorati, salati o umidi.

Secondo noi un cappotto esterno è migliore se fatto di materiali traspiranti e naturali tipo fibra di legno, aerogel, canapa, ma su quello si può discutere.

Sul fatto che in un rifacimento facciata bisogna stare attenti all’umidità e non fare un cappotto invece non ci sono discussioni.

Prima si fanno asciugare i muri dall’umidità, si risolve l’umidità di risalita, si eliminano i sali e solo dopo si può pensare al cappotto o intonaco nuovo.

Se la casa è vecchia, di sasso e pietra, mattone pieno e materiali misti, non si usa il cemento per ristrutturarla, perché la rovini per sempre.

Nel restauro conservativo è un fatto accettato da autorità e professionisti che è obbligatorio usare la calce idraulica naturale senza cemento.

Non intonaci “a base di calce” ma di sola calce idraulica senza cemento.

Se è obbligatorio nei restauri perché non usarlo nella tua cascina?

RIFACIMENTO FACCIATA CON MATERIALI NATURALI E TRASPIRANTI

Il rifacimento della facciata di un palazzo o di una casa può essere fatto con la calce idraulica naturale senza cemento. In una ristrutturazione di una casa vecchia di dovrebbe solo usare la calce idraulica. Basta col cemento.

Un intonaco di calce idraulica ha vari vantaggi, primo tra tutti quello di essere un materiale traspirante, inattaccabile dalla muffa e resistente all’umidità. Ha una forza simile a quella dei vecchi materiali e quindi non distrugge la muratura con carichi troppo pesanti come fa il cemento.

Rifacimento facciata in calce e emissioni di CO2

La calce idraulica si asciuga in modo totalmente diverso dal cemento. Per “indurirsi” e “seccare” assorbe CO2 (anidride carbonica) dall’aria. Un procedimento che dura parecchie settimane.

La calce idraulica naturale miscelata con addittivi come la polvere di vulcano (pozzolana), sabbie ecc era il cemento usato dai romani. Un intonaco di calce idraulica “mangia” inquinamento.
Adesso fanno marketing di costosissime pitture o intonaci “moderni” che “assorbono l’inquinamento”. La carbonatazione della calce idraulica assorbe CO2 – una reazione chimica che avviene da più di 2000 anni.

I Romani non sapevano che avrebbero contribuito a ridurre le emissioni e negli anni 70 quando la calce idraulica è stata messa fuori uso dalla cementificazione globale a nessuno importava delle emissioni.

Volevano solo qualcosa di veloce ed economico come il cemento portland. Se va bene per fare un ponte o le gettate di un palazzo moderno, non significa che vada bene per intonacare un muro di mattone pieno di una vecchia cascina.

Un intonaco di calce idraulica assorbendo CO2 col tempo diventa “pietra” ovvero carbonato di calcio, magnesio ecc. come le dolomiti. E resiste all’umidità. È traspirante, antimuffa ed è molto più bello da vedere.

L’effetto estetico e il comfort interno è notevolmente superiore in un rifacimento facciata e intonaci in calce naturale, tonachino, grassello ecc rispetto ad una rasatura con prodotti cementizi e pittura di plasticone.

Rifacimento facciata con materiali e colori interessanti…

Non possiamo vedere quegli orrendi cappotti e facciate di plastica pitture di plasticone fluorescente…

Effetti collaterali di cappotti e intonaci su muri umidi

Spesso ci chiamano dopo aver cambiato le finestre con le “supermegatermichedellaNASA” – rifacimento facciata e cappotto di polistirene … sono pieni di muffa!

Prima non c’era mai stata. La casa è diventata una grotta puzzolente. Si riscalda in un attimo ma si riempe di puzza e muffa.

Oppure l’umidità di risalita che prima arrivava a 30 cm di altezza, dopo la rasatura cementizia “macroporosa” o il cappotto è salita fino a un metro!

Il nuovo vespaio e cappotto interno di cartongesso “per togliere umidità nella taverna” intrappolano l’umidità e dietro ci crescono funghi e muffe.

Alcune cose da verificare prima di un rifacimento facciata e cappotto

  • I muri sono umidi? umidità di risalita? (non farlo)
  • Ci sono muri a “cassa vuota” (se ci batti suona vuoto?)
  • Sai che si può riempire con isolante ed evitare il cappotto e che lasciarla vuota con cappotto esterno può causare condensa?
  • I muri sono disomogenei, pietra, sasso o mattone pieno?
  • I muri sono salati? (di solito in basso assieme a scrostamenti)
  • Hanno fatto i calcoli termotecnici per evitare ponti termici e condensa interstiziale?
  • Ti hanno prospettato la possibilità di usare materiali traspiranti e naturali invece che solo prodotti a base petrolio?
  • Davanzali, balconi, cornici alle finestre, grondaie ecc sono stati presi in considerazione?
  • Tetto e sottotetto vengono isolati o restano freddi?
  • La facciata da rifare ha già infiltrazioni?
  • Il cappotto va fatto evitando infiltrazioni dal tetto o gronde.
  • Il cappotto verrà posato seguendo le norme? (qualcuno farà una verifica termografica alla fine?) idem per le finestre.
  • Con che materiali sarà il rifacimento facciata?
  • Ti hanno spiegato che se isoli la casa con cappotto e finestre termiche poi devi arieggiare metodicamente o installare una ventilazione meccanica controllata sennò rischi la muffa?

Dati tecnici su cappotto e rifacimento facciata: il Diagramma di Glaser.

Non hai veramente capito qualcosa fino a quando non sei in grado di spiegarlo a tua nonna. (A. Einstein)

Per finire cerchiamo di spiegare in modo semplice il “diagramma di Glaser” – una cosa “tecnica” che “usano solo gli ingegneri.”

La composizione di una muratura, il suo isolamento e spessori hanno tutti a che fare con il suo comportamento durante le varie stagioni.

Dal 2103 tutti i progetti devono tenere conto della capacità dei materiali di far passare il vapore, di resistere al calore e altri fattori. I progettisti devono dimostrare che la struttura non avrà”ponti termici critici” e che non si svilupperà muffa o condensa all’interno della muratura e dell’abitazione. Inoltre calcolano il costo necessario a riscaldarla e quindi la classe energetica.

Cos’è Il mitico “ponte termico”?

Spesso ti dicono che hai la muffa perché “c’è il ponte termico” il che non significa molto per te, e a volte non significa niente e basta.

Un ponte termico è una parte della costruzione meno isolata, fatta di materiali diversi o meno spessa ecc., quindi “fa da ponte” con l’esterno.

Un classico esempio sono gli angoli, gli incroci tra parete e soffitto o col terrazzo del piano di sopra ecc.

Eliminare i ponti termici è pressoché impossibile, quello che conta è che non siano “critici” cioè non così gravi da causare problemi a te.

In parole povere significa che i muri non devono andare sotto una certa temperatura. Potremmo dire semplificando al massimo (per la nonna) che hanno almeno 15° di temperatura. La cosa è più complessa ma è sufficiente.

La maggior parte delle persone dice o “sente” che questi angoli o pareti col ponte termico “tirano dentro il freddo” – infatti se misuri la temperatura sono più freddi del resto della parete.

Questi squilibri causano vari problemi. Prima di tutto il comfort climatico. La sensazione di freddo anche se il termostato misura 20° –

E ancora più evidente con ponti termici “critici” si formano condense e muffe.

Non è il freddo che entra ma il caldo che esce!

Un ingegnere è uno che si arrabbia quando sente dire che “entra il freddo.” Infatti è vero, il ponte termico non fa “entrare il freddo” ma piuttosto “lascia uscire il caldo”, cioè il riscaldamento interno.

Il famoso spreco energetico. (vedi prima foto sopra)

Se comprendi questo puoi capire un sacco di trucchi e non farti fregare da chi vuole appioppare uno strano cappotto o ti racconta storie sulle finestre.

Se una parete è poco isolata o apri le finestre non “entra il freddo” ma “esce il caldo”.

Si chiama termodinamica (che vuol dire “movimento del calore”) e dice che l’energia, il calore ecc si muovono sempre da un punto più caldo verso uno più freddo e non viceversa. Delle formule per calcolarla come proprietario di casa non interessa. Ti basta capire questo concetto.

Immagina che l’aria in una stanza riscaldata a 20° con il 50% di umidità vada contro una parete che da verso l’esterno. La parete avrà una sua temperatura. Inferiore a quelal dell’aria. All’esterno in inverno ci sarà un’altra temperatura più fredda ancora, ipotizziamo 0° e 60% umidità.

L’aria di casa tua cerca di andare dal caldo verso il freddo.

Abbiamo una differenza di 20° tra interno ed esterno e in mezzo una serie di materiali che formano la nostra parete.

La domanda è: che temperature e che umidità ci saranno durante la giornata e durante le stagioni all’interno della muratura?

Se all’interno della muratura tra strati diversi di materiali si forma della condensa puoi capire che è un dramma se non se ne va in fretta.

Questo è ciò che calcolano i progettisti quanto decidono i materiali, gli spessori e isolamenti da usare nella costruzione o rinnovamento di una casa.

Diagramma di Glaser: progetti pareti intonaci e cappotti

Ingegneri termotecnici e progettisti di case usano il diagramma di Glaser per evitare umidità e condensa all’interno della muratura e delle stanze.

diagramma di glaser
diagramma di glaser per una parete

Mettono insieme i vari materiali da costruzione e materiali isolanti e progettano una parete che isoli nel modo desiderato dal caldo e dal freddo esterni, tenendo conto delle stagioni e delle ore del giorno.

Devono obbligatoriamente simulare una parete che non formi condensa “interstiziale” cioè al suo interno (tra i vari strati di materiali) e che non formi condensa o muffa sulla superficie interna.

(Poi bisogna vedere se la ditta costruttrice lo esegue realmente, ma questo è un altro discorso.)

Fino al 2013 queste regole o non esistevano o non erano obbligatorie, quindi ci sono tantissime case con ponti termici critici, intercapedini dove si forma condensa. Spesso questi difetti strutturali sono compensati da un eccesso di riscaldamento o da “aerazione” proveniente dai famosi spifferi. E così quando cambi la caldaia o gli infissi si rompe il precario equilibrio “anni 70” e arrivano le muffe.

Nelle nuove costruzioni all’esterno, nel progetto di muratura c’è sempre il “cappotto” cioè uno strato di materiale isolante che ha lo scopo di isolare da freddo in inverno e dal caldo in estate. Non tutti i materiali hanno lo stesso comportamento. Lo spessore, la traspirabilità, la resistenza al vapore ecc e il materiale sono tutti fattori da tenere in considerazione nel progetto di una parete e un cappotto esterno.

cappotto parete mattoni umidità risalita
Parete mattoni pieni con umidità risalita in cascina con cappotto esterno polistirene

Se Queste cose devono essere calcolate nelle case nuove, pensi che fare un cappotto all’esterno della tua casa vecchia o antica, senza tenerne conto sia una buona idea?

Abbiamo visto tanti cappotti e facciate fatte dal “cuggino che te lo fa a meno”. Polistirolo su vecchia cascina in mattone pieno con umidità di risalita. Un classico. Vedi foto a lato.

Solo perché ci sono i bonus per rifacimento facciata e cappotto si trascura l’umidità?


Contattaci prima, non dopo

Se la tua casa è vecchia e ha problemi di umidità, prima di avventurarti in un rifacimento facciata, un vespaio o un cappotto, contattaci per un sopralluogo, diagnostica o consulenza.

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